La paracentesi è dolorosa? Come si svolge e cosa si sente
La puntura dell’anestetico può bruciare per pochi secondi; durante il drenaggio si possono avvertire pressione, trazione o crampi. Un dolore acuto o crescente va riferito subito e richiede una rivalutazione della procedura.

Immagine editoriale della preparazione di una procedura; non permette di prevedere il dolore né l’indicazione nel singolo paziente.
L’ascite sta causando tensione, dolore o difficoltà respiratoria?
Nel primo messaggio indichi solo comune, età della persona, problema principale e servizio richiesto. Eventuali dettagli clinici o referti saranno richiesti in seguito, se necessari.
Capisca quale percorso può essere indicato Attività valutabile in Campania secondo quadro clinico, comune e condizioni di sicurezza. Messaggi non monitorati in tempo reale; non è un servizio di emergenza.Guida per pazienti e caregiver · dolore, procedura e recupero
La paracentesi non dovrebbe essere vissuta come una prova di resistenza. La percezione varia, ma nella maggior parte delle procedure la fase più fastidiosa è la breve infiltrazione dell’anestetico locale. In seguito sono più comuni pressione, trazione o crampi. Un dolore acuto, nuovo o crescente non è qualcosa da sopportare in silenzio: deve essere comunicato subito, perché può richiedere di controllare il catetere, modificare il flusso, cambiare posizione o interrompere il drenaggio.
La paracentesi fa male?
Può provocare un fastidio breve e sensazioni variabili, ma non è corretto promettere che sia indolore. La puntura e il bruciore dell’anestetico durano in genere poco. Quando i tessuti sono anestetizzati, l’introduzione del catetere può essere percepita come pressione o spinta. Durante il drenaggio possono comparire trazione, crampi, nausea o capogiro. Il paziente resta sveglio e deve poter descrivere ciò che sente in ogni momento.
Dolore, anestesia locale e sedazione sono questioni differenti
La paracentesi attraversa cute, tessuto sottocutaneo e parete addominale per raggiungere il liquido ascitico. L’anestetico locale viene infiltrato lungo questi piani. Proprio l’iniezione può causare per alcuni secondi puntura, bruciore o pressione. Prima di inserire il catetere si lascia agire l’anestetico e si verifica la tollerabilità; se una zona resta sensibile, il medico può rivalutare l’anestesia prima di proseguire.6
L’anestesia locale riduce il dolore della parete, ma non cancella ogni sensazione. Il paziente può avvertire il contatto, una spinta o una trazione senza che questo significhi necessariamente dolore. Anche la decompressione dell’addome può produrre sensazioni interne o crampi. È utile distinguere queste percezioni da un dolore tagliente, crescente o persistente.
La persona rimane normalmente sveglia. Una sedazione sistemica non è una componente abituale della procedura e non viene usata soltanto per la paura dell’ago. Nei pazienti fragili sedativi e ansiolitici possono aumentare sonnolenza, delirium, ipotensione e rischio respiratorio. Spiegazione, posizione tollerabile, anestesia locale adeguata e possibilità di fare una pausa sono quindi parti concrete della sicurezza, non semplici gesti di cortesia.
Che cosa si può sentire e che cosa va riferito subito
| Momento | Sensazione possibile | Che cosa fare |
|---|---|---|
| Anestesia locale | Puntura e bruciore breve | Segnalare se il dolore non diminuisce prima dell’inserimento |
| Introduzione del catetere | Pressione, spinta o trazione | Avvisare immediatamente se compare dolore acuto o irradiato |
| Inizio del drenaggio | Alleggerimento della tensione; talvolta movimento interno | Descrivere intensità e andamento, senza attendere che peggiorino |
| Drenaggio in corso | Crampi, nausea, debolezza o capogiro possono comparire | Il professionista controlla flusso, posizione, parametri e opportunità di continuare |
| Rimozione e medicazione | Breve trazione e sensibilità della sede | Segnalare sanguinamento, dolore persistente o perdita abbondante di liquido |
Non esiste una soglia universale di dolore che stabilisca da sola se la procedura debba continuare. Contano il cambiamento rispetto a pochi minuti prima, il tipo di dolore, i parametri clinici e il beneficio già ottenuto. Una persona molto fragile o con difficoltà di comunicazione richiede osservazione di espressione del volto, postura, respiro, agitazione e altri segni non verbali.
Come si svolge la paracentesi, passo dopo passo
1. Valutazione clinica e obiettivo
Prima della procedura si chiarisce perché viene proposta: prelevare liquido per la diagnosi, ridurre tensione e dolore, migliorare sazietà o dispnea, oppure combinare le due finalità. Vengono rivalutati causa dell’ascite, condizioni generali, pressione, funzione renale, terapie, precedenti drenaggi e possibili segnali di infezione o altra urgenza. Il consenso comprende benefici attesi, alternative, rischi e possibilità che il sollievo sia solo parziale o temporaneo.
2. Posizione ed ecografia
La persona viene sistemata in una posizione stabile e tollerabile. Con l’ecografia si confermano presenza, profondità e distribuzione del liquido e si cerca un tragitto lontano da anse intestinali, organi e vasi della parete. La Society of Hospital Medicine raccomanda l’ecografia per migliorare il successo della procedura e ridurre le complicanze; quando possibile, il tragitto viene valutato su più piani e con Doppler per riconoscere i vasi.1
3. Antisepsi e campo sterile
La cute viene disinfettata e si prepara il campo sterile. Il liquido antisettico può essere percepito come freddo. Durante questa fase è importante non cambiare posizione senza avvisare, perché il punto ecografico è stato scelto rispetto alla postura del paziente.
4. Anestesia locale
L’anestetico viene infiltrato gradualmente dalla cute verso i piani più profondi. La puntura iniziale e il bruciore possono essere la parte più fastidiosa. Dopo alcuni istanti si controlla che il dolore della parete si sia ridotto prima di procedere.
5. Inserimento del catetere
Attraverso il punto anestetizzato viene introdotto il dispositivo. Quando la punta raggiunge il liquido, la componente rigida viene rimossa e resta un piccolo catetere flessibile collegabile alla sacca. Il paziente può percepire pressione o trazione; non deve invece ignorare un dolore acuto.
6. Drenaggio del liquido
Il liquido defluisce nel sistema di raccolta. Quantità e durata non sono prestabilite per tutti: dipendono dalla causa dell’ascite, dall’obiettivo, dalla pressione, dalla funzione renale e dalla risposta della persona. Il sollievo può comparire progressivamente, ma la riduzione della pressione addominale può anche provocare crampi o debolezza.
7. Monitoraggio e adattamento
Durante il drenaggio vengono rivalutati dolore, respiro, coscienza e parametri ritenuti necessari. Se il flusso si arresta o compare fastidio, non si forza automaticamente la procedura: si controllano posizione, decorso del catetere, ascite residua e opportunità di continuare. Il volume raccolto non vale più della tollerabilità e dell’obiettivo clinico.6
8. Rimozione e medicazione
Al termine il catetere viene rimosso e la sede viene coperta. Una lieve sensibilità locale o una piccola traccia di liquido possono comparire. Se la perdita persiste o impregna ripetutamente la medicazione, serve una rivalutazione: non è opportuno applicare sostanze o manovre non concordate.6
9. Controllo finale e istruzioni
Prima di concludere si verifica che la persona sia stabile e si registra volume rimosso, risposta clinica, eventuali campioni inviati e indicazioni successive. Nell’ascite cirrotica, l’albumina non serve a controllare il dolore: viene prescritta quando indicata per ridurre il rischio di disfunzione circolatoria dopo il drenaggio. La decisione dipende da volume, causa dell’ascite, pressione, funzione renale e altri fattori clinici.23
Come prepararsi senza modificare autonomamente terapie o alimentazione
Per la pre-valutazione sono utili diagnosi, causa nota o sospetta dell’ascite, referti recenti, precedenti paracentesi, quantità rimosse, durata del beneficio e problemi già comparsi. Vanno riferiti diuretici, anticoagulanti, antiaggreganti, allergie, funzione renale, riduzione delle urine, febbre, nuovo dolore addominale e variazioni rapide dello stato generale.
Non si sospendono anticoagulanti o antiaggreganti senza un’indicazione individuale. Nella cirrosi, le linee guida BSG/BASL non raccomandano la misurazione routinaria di INR e piastrine né la correzione automatica con emoderivati prima della paracentesi; questo non significa ignorare sanguinamento attivo, terapia antitrombotica, insufficienza renale o altri fattori che cambiano il rischio.2
Il digiuno non va iniziato per iniziativa personale: dipende dal contesto, da eventuali altre procedure e dalle istruzioni del professionista. È utile scegliere abiti che consentano l’accesso all’addome e comunicare in anticipo se il paziente non tollera la posizione prevista, ha bisogno di assistenza nei trasferimenti o non riesce a restare fermo. A domicilio devono essere disponibili spazio, illuminazione, documentazione concordata e una persona di riferimento quando necessaria.
Perché la stessa procedura può essere percepita in modo diverso
La percezione dipende da tensione dell’addome, spessore della parete, distribuzione del liquido, cicatrici, aderenze, loculazioni, posizione, precedenti esperienze e capacità di comunicare. Un’ascite molto tesa può rendere scomodo restare sdraiati; una raccolta piccola o settata può offrire meno spazio intorno al catetere; dopo ripetute procedure la sede scelta può cambiare.
Anche la tecnica influenza il fastidio. In uno studio randomizzato su paracentesi di grande volume, il dolore riferito dai pazienti è risultato diverso fra due tecniche di inserimento, ricordando che non esiste un’unica esperienza uguale per tutti.4 Questo dato non permette di prevedere il dolore del singolo paziente, ma sostiene l’importanza di adattare il gesto e ascoltare ciò che la persona riferisce.
L’ansia può aumentare la tensione muscolare e rendere più difficile interpretare ogni sensazione. Dire prima che cosa accadrà, concordare un segnale per chiedere una pausa e spiegare quale sensazione è attesa permette alla persona di mantenere controllo senza ricorrere automaticamente a una sedazione.
Quando il dolore o un altro sintomo richiedono una pausa immediata
Non aspetti che il sintomo diventi insopportabile
Dolore acuto o in aumento, dolore irradiato, nausea intensa, sudorazione fredda, capogiro, sensazione di svenimento, difficoltà respiratoria, dolore toracico, agitazione improvvisa o cambiamento della coscienza devono essere riferiti subito. Il professionista controlla parametri, sede, catetere, flusso e beneficio ottenuto e decide come procedere.
Rallentare o terminare il drenaggio non significa necessariamente che si sia verificata una complicanza. Può essere una scelta proporzionata quando il paziente ha già ottenuto sollievo, il flusso non è più efficace o il carico della procedura supera il beneficio residuo. Se invece il dolore fa sospettare sanguinamento, lesione o altra complicanza, serve il percorso diagnostico appropriato e non una semplice attesa a casa.
Che cosa aspettarsi dopo la paracentesi
La persona può percepire l’addome meno teso e muoversi o respirare più facilmente, ma il beneficio non è sempre completo. Se dispnea, dolore o nausea dipendono anche da versamento pleurico, massa, stipsi, occlusione, anemia o progressione della malattia, la rimozione del liquido può aiutare solo in parte. Per questo il risultato va giudicato sul sintomo concordato, non soltanto sui litri raccolti.
Nelle prime ore chi è debole o tende all’ipotensione dovrebbe alzarsi con assistenza. Medicazione, diuretici, antipertensivi, anticoagulanti, alimentazione e idratazione seguono le istruzioni ricevute; non si modificano in autonomia. Una lieve sensibilità locale può essere compatibile con la procedura, mentre un dolore crescente richiede una nuova valutazione.
Segnali da non ignorare dopo il rientro o a domicilio
Svenimento o marcato capogiro, sangue dalla sede, gonfiore rapido della parete, dolore addominale crescente o addome rigido, febbre o brividi, perdita persistente e abbondante di liquido, dispnea nuova, importante riduzione delle urine, confusione o peggioramento rapido richiedono un contatto clinico tempestivo secondo il piano consegnato. Se il servizio responsabile non è raggiungibile e il quadro è grave o improvviso, si attiva il 112/118.
Quando la paracentesi può essere valutata a domicilio
Il domicilio può evitare un trasferimento gravoso, ma non è automaticamente il setting più sicuro. Sono necessari stabilità clinica, ascite confermata e accessibile, indicazione proporzionata, ecografia, tecnica sterile, monitoraggio, materiali adeguati e un piano per il controllo successivo. Febbre con nuovo dolore addominale, ipotensione, addome acuto, instabilità respiratoria, peggioramento renale importante, sospetta occlusione o necessità di una diagnosi urgente possono richiedere ospedale o un altro ambiente attrezzato.
Nella serie pubblicata nel 2026 dal Dr. Francesco Paolo De Lucia con Giuseppina Pinchera e Pasquale Sansone sono state descritte 38 paracentesi domiciliari in 23 pazienti selezionati, senza complicanze maggiori documentate e con riduzione dei sintomi misurati. È una serie osservazionale e non dimostra che la procedura a casa sia appropriata per tutti. Inoltre ha valutato soprattutto sollievo di dolore e dispnea legati all’ascite, non permette di promettere l’assenza di dolore procedurale.5
Per indicazioni, albumina, volumi, complicanze e selezione clinica può leggere la guida principale sulla paracentesi evacuativa ecoguidata a domicilio. Questa pagina risponde invece alla domanda specifica su ciò che il paziente può sentire prima, durante e dopo la procedura.
L’ascite sta causando tensione, dolore o difficoltà respiratoria?
Se la persona si trova in Campania, può essere richiesta una pre-valutazione. Nel primo messaggio indichi solo comune, età della persona, problema principale e servizio richiesto. Eventuali dettagli clinici o referti saranno richiesti in seguito, se necessari.
I messaggi non sono monitorati in tempo reale e non sostituiscono i servizi di emergenza.
Domande frequenti sulla paracentesi e sul dolore
La paracentesi fa male?
La sensibilità varia da persona a persona. In genere la fase più fastidiosa è la breve puntura con il bruciore dell’anestetico locale. Dopo che i tessuti sono anestetizzati si possono avvertire pressione, trazione o crampi, ma un dolore acuto, nuovo o crescente non deve essere sopportato: va segnalato subito perché la procedura possa essere rivalutata.
Durante la paracentesi si rimane svegli?
Sì, di norma la persona resta sveglia e può comunicare ciò che sente. La sedazione sistemica non è abituale e, nei pazienti fragili, può aumentare sonnolenza, ipotensione, delirium o problemi respiratori. L’anestesia è locale e interessa la cute e i piani attraversati dal catetere.
Che cosa si sente mentre esce il liquido?
Molte persone percepiscono una progressiva riduzione della tensione addominale. Possono comparire trazione, crampi, nausea, debolezza o capogiro. Intensità e andamento vanno comunicati al professionista, che può controllare posizione e flusso, modificare il punto di appoggio del catetere, rallentare o interrompere il drenaggio.
Quanto dura una paracentesi?
Non esiste una durata uguale per tutti. Dipende da quantità e distribuzione del liquido, calibro del catetere, velocità del flusso, obiettivo clinico e tolleranza. La fase di preparazione comprende valutazione, ecografia, antisepsi e anestesia; il drenaggio può richiedere più tempo della puntura iniziale.
Si può chiedere di fermare il drenaggio?
Sì. La persona deve poter riferire in ogni momento dolore, nausea, capogiro, difficoltà respiratoria o bisogno di cambiare posizione. Il professionista rivaluta beneficio, parametri, flusso e sicurezza e decide se correggere, sospendere temporaneamente o terminare la procedura.
È normale avere dolore dopo la paracentesi?
Può rimanere una lieve sensibilità nella sede di accesso o un modesto fastidio addominale. Dolore crescente o diffuso, addome rigido, svenimento, febbre, sanguinamento, difficoltà respiratoria o rapido peggioramento non sono sintomi da attendere a casa e richiedono una valutazione tempestiva secondo il piano ricevuto.
Chi assume anticoagulanti deve sospenderli?
Non autonomamente. La paracentesi è considerata a basso rischio emorragico e nella cirrosi INR e piastrine non richiedono automaticamente correzione. Anticoagulante, ultima dose, funzione renale, altri rischi di sanguinamento e urgenza devono però essere valutati nel singolo caso con i medici curanti.
La paracentesi può essere eseguita a domicilio?
Può essere valutata a domicilio in pazienti selezionati e clinicamente stabili, quando l’ascite è confermata e accessibile, sono disponibili ecografia, tecnica sterile e monitoraggio e sono definiti follow-up e percorso per eventuali problemi. Il domicilio non viene confermato prima della pre-valutazione.
Responsabilità clinico-editoriale
Contenuto sotto la responsabilità clinico-editoriale del Dr. Francesco Paolo De Lucia, Medico - Chirurgo, perfezionato in Medicina e Cure Palliative - Terapia del Dolore.
Data originaria di pubblicazione: 15 luglio 2026. Ultima revisione scientifica: 26 agosto 2026.
Fonti essenziali
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- Orman ES, Fortune BE, John BV, Asrani SK. AGA Clinical Practice Update on the Management of Ascites, Volume Overload, and Hyponatremia in Cirrhosis. Gastroenterology. 2025;169:1547–1557. DOI: 10.1053/j.gastro.2025.08.029.
- Shriver A, Rudnick S, Intagliata N, et al. A Randomized Controlled Trial of Procedural Techniques for Large Volume Paracentesis. Ann Hepatol. 2017;16:279–284. PMID: 28233752; DOI indicizzato in PubMed: 10.5604/16652681.1231587.
- De Lucia FP, Pinchera G, Sansone P. Paracentesi palliativa a domicilio: razionale fisiopatologico, modello organizzativo e risultati di una serie di casi in cure palliative domiciliari. Riv It Cure Palliative. 2026;2(2):114–120. DOI: 10.1726/4712.47282.
- Harvey JJ, Prentice R, George J. Diagnostic and therapeutic abdominal paracentesis. Med J Aust. 2023;218:18–21. DOI: 10.5694/mja2.51795.
Queste informazioni non sostituiscono una valutazione medica. In caso di grave emergenza improvvisa e in assenza di un diverso piano palliativo condiviso, contatti il servizio di emergenza.
