P-CaRES in Pronto Soccorso: come funziona lo screening dei bisogni palliativi
P-CaRES aiuta a intercettare possibili bisogni palliativi in Pronto Soccorso. È un trigger di approfondimento: non assegna la priorità di triage, non certifica terminalità e non sostituisce valutazione clinica e giudizio professionale.

Immagine editoriale di uno screening condiviso in Pronto Soccorso; non riproduce il modulo P-CaRES, non rappresenta persone reali e non determina una decisione clinica.
Approfondimento 2026 per professionisti sanitari · Pronto Soccorso e medicina d’urgenza
P-CaRES è uno screening rapido dei possibili bisogni palliativi, non un test di terminalità
P-CaRES — Palliative Care and Rapid Emergency Screening — è uno strumento di case finding sviluppato per il Pronto Soccorso. In due passaggi aiuta a individuare persone con una malattia che limita la vita e almeno due indicatori di possibile bisogno palliativo non soddisfatto. Un risultato positivo dovrebbe aprire una valutazione clinica e assistenziale più completa; non formula una diagnosi, non assegna una prognosi individuale e non decide da solo il livello di trattamento.1
Le prove disponibili indicano che lo strumento è breve e generalmente accettabile, ma la sua accuratezza varia fra studi e contesti. La conseguenza pratica è decisiva: un positivo merita attenzione, un negativo non autorizza a ignorare il bisogno. P-CaRES funziona soltanto se è collegato a una risposta reale — controllo dei sintomi, comunicazione, palliativista quando necessario e continuità dopo l’urgenza — e non se rimane una casella nel fascicolo.
Lo screening non deve ritardare né ridurre le cure dell’evento acuto
Priorità di triage, stabilizzazione, diagnosi e trattamento dell’urgenza vengono prima o procedono in parallelo. Un P-CaRES positivo non giustifica di omettere un trattamento indicato, attribuire automaticamente un ordine di non rianimazione, definire una terapia “futile” o indirizzare la persona in hospice. Un esito negativo non esclude sintomi, decisioni o fragilità assistenziali che richiedono una valutazione.
Lo strumento è destinato ai professionisti e non è un questionario da far compilare autonomamente a pazienti o familiari. Prima di introdurlo in un servizio italiano servono una versione linguisticamente e culturalmente adattata, formazione, un protocollo condiviso e una verifica locale: tradurre il modulo non equivale a validarlo.
Uno strumento nato nell’emergenza
Perché P-CaRES è stato sviluppato
Il Pronto Soccorso incontra persone con tumore avanzato, demenza o malattie neurologiche progressive, insufficienza cardiaca, respiratoria, renale o epatica e quadri acuti molto gravi. L’accesso può dipendere da dolore, dispnea, delirium, infezione, caduta, peggioramento funzionale o esaurimento della rete familiare. L’urgenza tende però a concentrare l’attenzione sul singolo problema immediato, mentre sintomi persistenti, preferenze, ripetuti accessi e difficoltà del caregiver possono restare invisibili.
Il progetto P-CaRES ha cercato di trasformare questo rischio in una domanda breve e ripetibile. Lo sviluppo originario del 2015 ha utilizzato revisione della letteratura e consenso di esperti per ottenere validità di contenuto e ha descritto 13 item in tre passaggi: condizione che limita la vita, bisogni palliativi non soddisfatti e, come porta organizzativa, ricovero ospedaliero per il consulto inpatient. Le riproduzioni più recenti mostrano soprattutto le prime due sezioni cliniche, composte da otto e cinque item; la fase successiva ha verificato accettabilità e concordanza su vignette cliniche fra professionisti dell’emergenza ed esperti di cure palliative.12
Queste prime fasi sono importanti, ma non vanno chiamate “prova definitiva di efficacia”. Una concordanza elevata su casi scritti dice che lo schema può essere compreso e applicato in modo coerente; non dimostra da sola che, nella pratica quotidiana, identifichi tutti i pazienti, migliori i sintomi o riduca ricoveri e trattamenti. Gli studi real-world successivi hanno infatti prodotto risultati più eterogenei.
Due passaggi, una soglia operativa
Come funziona P-CaRES senza trasformarlo in un automatismo
Le due sezioni cliniche oggi più comunemente riprodotte iniziano chiedendo se sia presente almeno una condizione che limita la vita. Le otto voci comprendono malattia neurologica o demenza avanzata, tumore avanzato, insufficienze renale, respiratoria, cardiaca o epatica in fase severa, shock settico con insufficienza d’organo e discrezione del professionista per altri quadri ad alta probabilità di morte accelerata. Ogni voce contiene criteri clinici propri: il nome della diagnosi, isolato, non basta. Una correzione del 2026 alla figura della traduzione tedesca ha ripristinato la voce sulla discrezione clinica, accidentalmente omessa nella pubblicazione del 2025.56
Se non è riconosciuta alcuna condizione della prima parte, lo screening originario si conclude. Se ne è presente almeno una, la seconda parte cerca possibili bisogni non soddisfatti. Gli studi descrivono indicatori quali:
- accessi frequenti: almeno due accessi in Pronto Soccorso o ricoveri nei sei mesi precedenti;
- sintomi non controllati che hanno motivato l’accesso, per esempio dolore, dispnea, depressione o fatigue;
- declino funzionale, come perdita di mobilità, cadute frequenti, riduzione dell’assunzione orale o lesioni cutanee;
- incertezza sugli obiettivi di cura e/o distress del caregiver;
- domanda sorpresa: il clinico non sarebbe sorpreso se la persona morisse entro dodici mesi.
Nell’algoritmo pubblicato, la combinazione di almeno una condizione della prima sezione e due o più dei cinque bisogni della seconda determina uno screening positivo. Il terzo passaggio originario collega poi il risultato al ricovero e alla possibilità di una consulenza palliativa ospedaliera.14 Questa pagina riassume il metodo per finalità formative: non propone una traduzione italiana autorizzata del modulo e non deve essere usata come scheda clinica sostitutiva dell’originale o di un protocollo approvato.
Segnale, non sentenza
Che cosa significa — e che cosa non significa — un esito positivo
| Può indicare | Non stabilisce |
|---|---|
| Possibili sintomi, bisogni decisionali o problemi assistenziali non ancora affrontati. | Una diagnosi di terminalità o un tempo di sopravvivenza individuale. |
| Opportunità di una valutazione palliativa di base o specialistica. | Accesso automatico a hospice o unità di cure palliative. |
| Necessità di chiarire preferenze, comprensione e continuità fra setting. | Un ordine di non rianimazione o un limite terapeutico. |
| Possibile fragilità del caregiver o del piano domiciliare. | Che la famiglia debba assumersi responsabilità cliniche senza supporto. |
| Una popolazione con rischio mediamente maggiore di esiti sfavorevoli. | Che il singolo paziente morirà entro tre, sei o dodici mesi. |
P-CaRES contiene elementi associati alla prognosi — malattia avanzata, declino, accessi ripetuti e domanda sorpresa — e alcuni studi hanno osservato mortalità più elevata nei gruppi positivi.34 L’associazione di gruppo non trasforma però lo strumento in un orologio prognostico. Comunicare a una persona “il test dice che le restano pochi mesi” sarebbe un uso improprio.
Il valore dipende dalla risposta
Che cosa dovrebbe accadere dopo lo screening
Un servizio che introduce P-CaRES deve stabilire in anticipo chi riceve il risultato, entro quale tempo e con quali risorse. Limitarsi a registrare “positivo” crea un dato senza creare assistenza. La risposta può essere graduata: cure palliative primarie da parte dell’équipe dell’urgenza, consulto specialistico, segnalazione al reparto, attivazione della rete territoriale o rivalutazione programmata.
1. Evento acuto e sintomi
Stabilizzare, chiarire cause trattabili e rivalutare dolore, dispnea, delirium, nausea, secrezioni, ansia e altri sintomi dopo il primo intervento.
2. Persona e comunicazione
Verificare comprensione, capacità decisionale, modalità comunicative, volontà note, fiduciario o referente e informazioni già condivise.
3. Obiettivi e proporzionalità
Chiarire che cosa è realistico ottenere oggi e come ogni opzione incide su comfort, funzione, sopravvivenza, luogo di cura e carico assistenziale.
4. Continuità
Documentare il piano, trasmetterlo a reparto, medico curante e rete palliativa, definire contatti e indicazioni per una nuova crisi o una dimissione.
Se lo screening è negativo ma il professionista osserva sofferenza non controllata, declino, crisi ripetute, conflitto decisionale o caregiver in difficoltà, il percorso non deve fermarsi. La sensibilità moderata o bassa osservata in alcuni studi rende indispensabile una regola di override clinico: la preoccupazione documentata apre comunque la valutazione.
Dallo screening alla presa in carico
Che cosa può aggiungere concretamente il medico palliativista
Il palliativista non viene chiamato per “chiudere” un percorso o per sostituire il medico d’urgenza. Interviene quando occorre tenere insieme sintomi, cause reversibili, prognosi incerta, valori della persona, effetti dei trattamenti e sostenibilità dell’assistenza. Può contribuire già durante il ricovero o predisporre la continuità con reparto, domicilio e hospice secondo il bisogno reale.
| Problema emerso | Contributo palliativistico | Integrazione necessaria |
|---|---|---|
| Sintomo complesso o refrattario | Valutazione multidimensionale, revisione terapeutica, monitoraggio di beneficio ed effetti avversi. | Urgentista e specialista della patologia per diagnosi e trattamento dell’evento acuto. |
| Decisione difficile | Comunicazione comprensibile, esplorazione di valori e preferenze, scenari e pianificazione condivisa. | Medico responsabile, persona, fiduciario e familiari scelti dal paziente. |
| Accessi ripetuti | Ricostruzione delle cause, piano per le crisi e obiettivi verificabili per evitare risposte episodiche. | Reparto, medico di medicina generale, specialisti e servizi territoriali. |
| Caregiver in difficoltà | Valutazione del carico, addestramento proporzionato, contatti e alternative quando il domicilio non è sostenibile. | Infermieristica, assistenza sociale, cure domiciliari e rete familiare disponibile. |
| Dimissione fragile | Farmaci applicabili, indicazioni scritte, recapiti, luogo di cura e criteri di rivalutazione. | Continuità ospedale-territorio con presa in carico confermata, non soltanto suggerita. |
Non ogni positivo richiede lo stesso livello specialistico. Bisogni semplici possono essere gestiti con competenze palliative di base; sintomi refrattari, conflitti, elevata complessità clinica o assistenziale e decisioni sui trattamenti giustificano più spesso il consulto. La soglia deve riflettere complessità e possibilità locali, non diagnosi, età o giudizi sul “valore” della vita.
Evidenze eterogenee
Che cosa mostrano realmente gli studi su P-CaRES
| Studio e contesto | Risultato utile | Limite da ricordare |
|---|---|---|
| Stati Uniti, 2015 Sviluppo dello strumento | Consenso di esperti e validità di contenuto per un case finding specifico del Pronto Soccorso. | Non è uno studio di accuratezza o di esiti sui pazienti.1 |
| Stati Uniti, 2016 Professionisti e vignette | Concordanza con esperti nell’88,7% dei casi; alla soglia di almeno due bisogni, sensibilità 93,2% e specificità 71,8%. | Casi scritti e opinione esperta non riproducono la complessità del lavoro reale.2 |
| Thailandia, 2023 269 persone di almeno 65 anni ricoverate da PS | Un P-CaRES positivo era associato a maggiore mortalità a tre mesi; C-index 0,63. | Studio prognostico monocentrico: discriminazione modesta e nessuna prova che lo strumento misuri tutti i bisogni.4 |
| Germania, 2025 258 screening | Rispetto a SPICT: sensibilità 64,7% e specificità 96,8%; rispetto all’esperto: 64,0% e 90,8%. | Singolo centro, comparatori imperfetti e sensibilità moderata; la correzione 2026 ha riguardato una voce omessa nella figura tradotta.56 |
| Austria, 2025 Medicina interna, revisione retrospettiva di 2.469 cartelle analizzabili | Fra 631 persone con almeno una malattia limitante, 451 avevano bisogni secondo P-CaRES; 126 di queste ricevettero servizi palliativi. | Applicazione retrospettiva fuori dal setting originario; misura un divario assistenziale, non l’accuratezza diagnostica.7 |
| Malaysia, 2026 Pilot prospettico, 40 persone di almeno 60 anni | Tempo medio 3,32 minuti; specificità 93,8% e valore predittivo positivo 88,9% rispetto al giudizio palliativistico. | Sensibilità 33,3%, valore predittivo negativo 48,4% e campione molto piccolo: molti bisogni potevano sfuggire.8 |
Numeri diversi non indicano necessariamente che uno studio sia “giusto” e l’altro “sbagliato”. Cambiano popolazione, setting, formazione, prevalenza dei bisogni, momento di compilazione e comparatore. Inoltre non esiste un unico gold standard universalmente accettato per definire un bisogno palliativo non soddisfatto. Una revisione sistematica degli strumenti utilizzati in Pronto Soccorso ha rilevato forte variabilità e ha raccomandato ulteriori studi prima di un’adozione indiscriminata.9
Strumenti con finalità differenti
P-CaRES, SPICT, NECPAL e domanda sorpresa non sono intercambiabili
| Strumento | Domanda principale | Punto di forza | Limite nell’urgenza |
|---|---|---|---|
| P-CaRES | Esistono una malattia limitante e almeno due possibili bisogni non soddisfatti? | Breve, progettato per il Pronto Soccorso e collegabile a un consulto. | Validazione reale ancora limitata; un negativo può non escludere il bisogno. |
| Domanda sorpresa | Il clinico si sorprenderebbe se la persona morisse entro un intervallo definito? | Molto rapida e utile per aprire una riflessione prognostica. | Soggettiva e non descrive da sola sintomi, decisioni o problemi assistenziali. |
| SPICT | Quali indicatori generali e specifici mostrano deterioramento e necessità di rivedere il piano? | Più ampio, orientato all’azione e disponibile in versione italiana adattata. | Richiede più informazioni e non nasce come filtro ultrabreve dell’urgenza.10 |
| NECPAL | Quale combinazione di domanda sorpresa, bisogni, declino e indicatori di malattia segnala una condizione avanzata? | Integra più domini e può sostenere case finding e valutazione longitudinale. | Più articolato; le stime di rischio di gruppo non vanno applicate automaticamente al singolo. |
La scelta dipende dalla domanda organizzativa. Un Pronto Soccorso può preferire un filtro breve seguito da una valutazione strutturata; un reparto o il territorio possono utilizzare strumenti più ampi e ripeterli nel tempo. Combinare strumenti non garantisce automaticamente maggiore accuratezza: può aumentare carico, duplicazioni e falsi positivi se non è definito che cosa cambia dopo ogni risultato.
Adattare prima di adottare
Che cosa serve per valutare P-CaRES in un Pronto Soccorso italiano
Alla data di questa revisione non è stata individuata nelle fonti scientifiche indicizzate una validazione italiana pubblicata di P-CaRES paragonabile a quella tedesca. Ciò non impedisce uno studio locale, ma rende scorretto presentare una traduzione informale come strumento già validato per il Servizio sanitario italiano. Organizzazione delle reti, disponibilità del palliativista, documentazione elettronica e percorsi di dimissione differiscono fra Paesi e fra aziende sanitarie.
- Definire lo scopo. Stabilire se si vuole intercettare un consulto durante l’accesso, una valutazione in reparto, una segnalazione al territorio o un audit di popolazione.
- Adattare lingua e cultura. Utilizzare un processo formale di traduzione, retrotraduzione, revisione multidisciplinare e test di comprensibilità; verificare autorizzazioni e versione corrente.
- Disegnare il flusso. Specificare popolazione, esclusioni, momento, professionista responsabile, tempo massimo e procedura che segue un esito positivo o un dubbio clinico.
- Formare e simulare. Distinguere screening, prognosi, consenso e limitazione dei trattamenti; provare casi oncologici e non oncologici, disabilità, barriere linguistiche e caregiver assente.
- Valutare prima di estendere. Misurare fattibilità, dati mancanti, accordo, falsi negativi, equità e conseguenze cliniche in un pilota, con supervisione metodologica ed etica.
La legge 38/2010 tutela l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore e i LEA collocano la valutazione multidimensionale nei percorsi assistenziali.1112 Queste norme sostengono il diritto alla valutazione e alla rete; non prescrivono P-CaRES come strumento nazionale né trasformano un punteggio in criterio legale di accesso.
Misurare il percorso, non soltanto le caselle
Indicatori minimi per un’implementazione responsabile
| Dominio | Indicatore possibile | Errore da evitare |
|---|---|---|
| Fattibilità | Quota di persone eleggibili realmente valutate, tempo di compilazione, dati mancanti. | Escludere sistematicamente chi non comunica o arriva senza caregiver. |
| Risposta | Tempo fra positivo e prima azione documentata; tipo di valutazione o consulto attivato. | Contare uno screening senza verificare se abbia prodotto assistenza. |
| Sintomi e decisioni | Rivalutazione del sintomo prioritario, comprensione, preferenze e piano delle crisi documentati quando pertinenti. | Usare l’esito per limitare cure senza un processo decisionale individuale. |
| Continuità | Trasmissione del piano, contatto territoriale confermato, terapia applicabile alla dimissione. | Confondere una segnalazione inviata con una presa in carico avvenuta. |
| Accuratezza ed equità | Revisione campionaria dei negativi, confronto per età, diagnosi, lingua, disabilità e provenienza. | Valutare soltanto i positivi e rendere invisibili i falsi negativi. |
| Esiti | Misure centrate sulla persona, appropriatezza del piano e utilizzo successivo dei servizi con aggiustamento del rischio. | Attribuire allo screening da solo riduzioni di ricoveri, costi o mortalità. |
Una sperimentazione dovrebbe prevedere revisione periodica con medicina d’urgenza, cure palliative, infermieristica, direzione sanitaria e rappresentanti dei pazienti. Se aumentano i positivi ma non le risposte, lo strumento può aggravare frustrazione e inequità. Se i negativi non vengono mai riesaminati, una buona specificità può mascherare bisogni importanti non intercettati.
Lettura critica
Cosa sappiamo e cosa resta incerto
Cosa sappiamo
- P-CaRES è breve, a due passaggi e specificamente pensato per l’emergenza.
- Può rendere visibili bisogni oltre la diagnosi oncologica e collegarli a una valutazione.
- Le prime prove su validità di contenuto, affidabilità e accettabilità sono favorevoli.
- Un esito positivo identifica gruppi con maggiore carico clinico e, in alcuni studi, maggiore mortalità.
- La risposta clinica e organizzativa è indispensabile: lo screening isolato non è una cura.
Cosa resta incerto
- L’accuratezza cambia molto fra popolazioni e comparatori; la sensibilità reale può essere insufficiente.
- Non è definito un gold standard universale per il bisogno palliativo non soddisfatto.
- Mancano una validazione italiana pubblicata e prove multicentriche nel nostro sistema sanitario.
- Non è dimostrato che P-CaRES, da solo, riduca ricoveri, trattamenti non proporzionati o costi.
- Resta da chiarire quale modello di risposta dopo un positivo produca gli esiti più importanti per pazienti e caregiver.
Domande frequenti
P-CaRES nella pratica: risposte essenziali
Che cosa significa P-CaRES?
P-CaRES significa Palliative Care and Rapid Emergency Screening. È uno strumento di case finding in due passaggi, sviluppato per aiutare i professionisti del Pronto Soccorso a riconoscere persone con una malattia che limita la vita e almeno due possibili bisogni palliativi non soddisfatti.
Un P-CaRES positivo significa che la persona è terminale?
No. Un esito positivo segnala che è opportuna una valutazione palliativa più completa. Non certifica terminalità, non stabilisce quanto tempo rimane e non equivale a indicazione per hospice, non rianimazione o sospensione dei trattamenti.
Un P-CaRES negativo esclude bisogni di cure palliative?
No. Studi clinici recenti hanno rilevato una sensibilità variabile e, in un piccolo studio del 2026, un valore predittivo negativo basso. Se sintomi, declino, crisi ripetute, decisioni complesse o difficoltà del caregiver destano preoccupazione, la valutazione deve proseguire anche con screening negativo.
P-CaRES sostituisce il triage e la valutazione dell’urgenza?
No. Non assegna la priorità di triage e non sostituisce stabilizzazione, diagnosi e trattamento dell’evento acuto. Può essere applicato in parallelo o dopo la prima valutazione, secondo un protocollo locale che non ritardi le cure urgenti.
P-CaRES può essere compilato dal paziente o dal caregiver?
Non nasce come questionario di autovalutazione. È destinato a professionisti che integrano storia clinica, accessi precedenti, sintomi, funzione e situazione assistenziale. La voce del paziente e del caregiver resta però essenziale nella valutazione successiva.
Qual è la differenza tra P-CaRES, SPICT, NECPAL e domanda sorpresa?
P-CaRES è breve e specificamente progettato per il contesto dell’urgenza. La domanda sorpresa è un singolo giudizio clinico. SPICT e NECPAL considerano un insieme più ampio di indicatori di deterioramento e bisogni, risultando più adatti a una valutazione longitudinale o a percorsi ospedalieri e territoriali strutturati. Nessuno strumento sostituisce il giudizio clinico.
Esiste una versione italiana validata di P-CaRES?
Alla data di revisione di questa guida non è stata individuata una validazione italiana pubblicata e indicizzata paragonabile a quelle disponibili per altre lingue. Una traduzione autonoma non equivale a validazione: per l’uso operativo servono adattamento culturale, protocollo locale, formazione e verifica degli esiti.
Che cosa dovrebbe accadere dopo uno screening positivo?
Dovrebbero essere definiti un responsabile e tempi di risposta: valutazione dei sintomi e delle cause trattabili, comprensione e capacità decisionale, preferenze e obiettivi, bisogni del caregiver, continuità con reparto e territorio. Il palliativista è particolarmente utile quando i problemi sono complessi, refrattari o richiedono decisioni e coordinamento multidisciplinare.
Bibliografia verificabile
Fonti primarie e documenti essenziali
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- Kirkland SW, Yang EH, Clua MG, et al. Screening tools to identify patients with unmet palliative care needs in the emergency department: a systematic review. Academic Emergency Medicine. 2022;29:1229–1246.
- Casale G, Magnani C, Fanelli R, et al. Supportive and Palliative Care Indicators Tool (SPICT): content validity, feasibility and pre-test of the Italian version. BMC Palliative Care. 2020;19:79.
- Legge 15 marzo 2010, n. 38. Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.
- Ministero della Salute. Le cure palliative e la terapia del dolore nei LEA.
Ricerca e verifica delle fonti concluse il 22 agosto 2026. I risultati degli studi sono riportati con setting e limiti per evitare di trasferire automaticamente dati di popolazione al singolo paziente.
Queste informazioni non sostituiscono una valutazione medica. In caso di grave emergenza improvvisa e in assenza di un diverso piano palliativo condiviso, contatti il servizio di emergenza.
