Cure palliative nel Parkinson avanzato: quando servono e cosa possono offrire
Nel Parkinson avanzato cure neurologiche e palliative possono procedere insieme. La guida collega sintomi, disfagia, continuità della terapia dopaminergica, decisioni e sostegno al caregiver.

Immagine editoriale di un colloquio domiciliare sul Parkinson avanzato; non rappresenta persone reali né una prescrizione.
Guida clinica aggiornata al 28 agosto 2026 · sintomi, farmaci, deglutizione e assistenza domiciliare
Le cure palliative possono affiancare il neurologo senza interrompere le terapie per il Parkinson
Nel Parkinson avanzato il bisogno palliativo non dipende soltanto dal tremore o da una previsione di vita breve. Può emergere quando fluttuazioni motorie, rigidità e dolore, cadute, disfagia, allucinazioni, declino cognitivo, stipsi, ipotensione, disturbi del sonno e carico del caregiver diventano difficili da tenere insieme.
Il palliativista non sostituisce il neurologo. Aggiunge una valutazione dei sintomi e della qualità di vita, aiuta a costruire un piano per le crisi, sostiene le decisioni e coordina l’assistenza a casa. Le terapie dopaminergiche non devono essere sospese bruscamente: se la persona non riesce più a deglutire, serve una revisione rapida e specialistica della via di somministrazione.
Una fase clinica, non una singola soglia
Che cosa significa Parkinson avanzato
“Avanzato” non significa automaticamente “terminale”. Descrive una fase nella quale la risposta ai farmaci diventa meno stabile e problemi motori, non motori, cognitivi e assistenziali si sommano. Una persona può avere periodi on ancora utili e, nello stesso giorno, blocchi off, freezing, distonie dolorose, cadute o bisogno di aiuto per alzarsi, lavarsi e mangiare.
La scala di Hoehn e Yahr, il tempo trascorso dalla diagnosi o il numero di dosi di levodopa non bastano, da soli, a definire i bisogni. Contano la dipendenza reale, la fragilità, la presenza di disfagia o perdita di peso, le infezioni, il declino cognitivo, la capacità di comunicare, la frequenza delle crisi e ciò che la rete familiare riesce concretamente a sostenere. Tre revisioni pubblicate nell’agosto 2026 propongono di leggere la fase avanzata in modo multidimensionale e mostrano quanto siano ancora scarse le indicazioni specifiche su riabilitazione e interventi non farmacologici.5, 13, 14
| Area | Segnali possibili | Domanda clinica |
|---|---|---|
| Movimento | Off prolungati, freezing, distonie, cadute, grave bradicinesia, necessità di assistenza nei trasferimenti. | Il problema segue gli orari dei farmaci o persiste anche nei periodi on? |
| Deglutizione e nutrizione | Tosse, voce umida, pasti molto lunghi, farmaci trattenuti, calo di peso, polmoniti. | La persona deglutisce in sicurezza cibi, liquidi, saliva e farmaci? |
| Cognizione e comportamento | Allucinazioni, deliri, demenza, fluttuazioni, difficoltà a comprendere decisioni. | Il cambiamento è graduale o è comparso in ore o giorni? |
| Autonomia e rete | Dipendenza continua, notti non gestibili, accessi ripetuti in ospedale, caregiver esausto. | Il piano è sicuro e sostenibile nel luogo in cui la persona vive? |
Integrazione basata sui bisogni
Quando le cure palliative possono essere utili
Le raccomandazioni NICE consentono di discutere prognosi, preferenze e cure future in qualunque momento dopo la diagnosi e di offrire un invio alle cure palliative in qualsiasi fase. Questo non significa medicalizzare precocemente il fine vita: significa riconoscere che dolore, depressione, demoralizzazione, problemi familiari e decisioni difficili possono comparire prima di una fase terminale.6
Una competenza palliativa specialistica diventa particolarmente utile quando il controllo dei sintomi resta insufficiente nonostante la neurologia ordinaria; la via orale non è più affidabile; si devono discutere nutrizione artificiale, ricoveri, rianimazione, dispositivi o luogo di cura; si ripetono polmoniti, cadute e accessi in ospedale; oppure il caregiver non riesce più a garantire continuità e sicurezza. Questi elementi sono trigger di valutazione, non criteri automatici di terminalità. La revisione sistematica sui criteri di invio nel Parkinson ha trovato molta eterogeneità e nessuna soglia universale.7
La guida su come identificare i bisogni palliativi spiega perché SPICT, NECPAL e domanda sorpresa devono aprire una valutazione multidimensionale, non certificare una prognosi.
Prima di attribuire tutto alla progressione
Un peggioramento improvviso richiede di cercare cause correggibili
Il Parkinson di solito evolve gradualmente. Un cambiamento in ore o giorni — improvvisa immobilità, nuova sonnolenza, confusione, cadute ripetute o difficoltà a deglutire — non deve essere interpretato automaticamente come “fase finale”. Fra le cause possibili vi sono dosi ritardate o omesse, infezione, disidratazione, ipotensione, ipossia, dolore, stipsi o fecaloma, ritenzione urinaria, trauma, alterazioni metaboliche e farmaci che bloccano la dopamina.
Febbre, tosse ai pasti, urine molto ridotte, vomito persistente, nuova incapacità di assumere la terapia o confusione acuta richiedono comunque una valutazione rapida nella stessa giornata. La guida sul peggioramento improvviso e delirium approfondisce il metodo per distinguere una fluttuazione cronica da una sindrome acuta.
Il dolore non è un sintomo unico
Rigidità, distonia, postura e altre cause richiedono trattamenti diversi
Nel Parkinson il dolore può essere muscoloscheletrico, legato a rigidità, postura e immobilità; distonico, spesso associato ai periodi off; neuropatico o radicolare; centrale; oppure indipendente dalla malattia, per esempio artrosi, fratture, stipsi, infezioni o lesioni da pressione. Chiedere dove fa male non basta: è utile annotare orario, relazione con la dose dopaminergica, movimento che lo provoca, durata e risposta ai trattamenti.
La prima decisione può essere neurologica, se dolore e distonia seguono chiaramente gli off. In altri casi servono posizionamento, fisioterapia adattata, ausili, prevenzione delle lesioni, trattamento di stipsi o ritenzione e un’analgesia proporzionata. Gli oppioidi possono essere appropriati per un dolore moderato-severo o per sintomi refrattari selezionati, ma non “curano il Parkinson” e possono aggravare stipsi, sonnolenza, confusione e ipotensione: il beneficio va rivalutato.
La pagina sulla terapia del dolore descrive la valutazione generale. Nel Parkinson avanzato questa va sempre coordinata con gli orari dopaminergici e con il rischio di caduta o delirium.
Cibo, liquidi, saliva e farmaci
La disfagia aumenta rischio di aspirazione, malnutrizione e perdita della via orale
Tosse durante o dopo il pasto, voce umida o gorgogliante, deglutizioni ripetute, residui nelle guance, scialorrea, pasti molto lunghi, dimagrimento e infezioni respiratorie ricorrenti sono segnali importanti. L’aspirazione può anche essere silente: l’assenza di tosse non prova che la deglutizione sia sicura.
La valutazione logopedica della deglutizione, il corretto posizionamento, l’igiene orale, la consistenza appropriata e l’adattamento di posate o tempi possono rendere l’assunzione più ordinata e, in alcuni casi, più sicura. Non esiste però una consistenza valida per tutti e i liquidi addensati non devono essere prescritti come soluzione automatica. Anche la bocca secca, protesi dolorose, candidosi e riduzione della vigilanza possono rendere il pasto o i farmaci più difficili.
La revisione Cochrane del 21 gennaio 2026 ha incluso 18 studi e 1.216 persone, ma ha giudicato molto incerta l’evidenza sugli interventi riabilitativi per la disfagia. Non consente di concludere con affidabilità che riducano complicanze respiratorie o altri esiti clinici rilevanti. Riabilitazione e adattamenti possono quindi essere ragionevoli nel singolo caso, senza promettere che evitino l’aspirazione.15
Sondino e PEG sono decisioni diverse dalla semplice modifica della dieta. Una PEG può facilitare l’apporto o la somministrazione di alcuni medicinali, ma non elimina l’aspirazione di saliva o reflusso e non garantisce, da sola, miglioramento di sopravvivenza o qualità di vita. Vanno considerate volontà della persona, capacità decisionale, beneficio realistico, rischi della procedura e obiettivi condivisi. I principi generali della guida sulla disfagia e sicurezza della deglutizione restano utili, ma la gestione farmacologica del Parkinson richiede competenza neurologica specifica.
Una terapia tempo-critica
Le dosi dopaminergiche non vanno ritardate, sospese o convertite senza un piano
Per molte persone gli orari della levodopa sono parte del trattamento, non una preferenza organizzativa. Ritardi o omissioni possono provocare grave immobilità, dolore, difficoltà respiratoria o di deglutizione e peggioramento cognitivo. La sospensione brusca può raramente contribuire a una sindrome parkinsonismo-iperpiressia, simile alla sindrome neurolettica maligna, con rigidità intensa, febbre, alterazione della coscienza, instabilità autonomica e possibili complicanze sistemiche. Anche gli agonisti dopaminergici non vanno interrotti improvvisamente: può comparire una sindrome da sospensione con ansia, agitazione, insonnia, sudorazione, ipotensione, nausea e dolore.8, 18
Se la persona è a digiuno, vomita o non deglutisce, il caregiver non dovrebbe triturare compresse a rilascio modificato, sostituire una formulazione con un’altra o applicare autonomamente un cerotto. Le guide professionali possono convertire la dose levodopa-equivalente verso una formulazione dispersibile tramite sondino o, in alcuni casi, verso rotigotina. Sono strumenti per medici, infermieri e farmacisti: dosi elevate di agonista dopaminergico possono aumentare allucinazioni, delirium, sonnolenza e ipotensione, soprattutto in presenza di demenza.8
| Situazione | Rischio | Passo corretto |
|---|---|---|
| Dose omessa o molto in ritardo | Off severo, rigidità, dolore, perdita di autonomia e deglutizione. | Seguire il piano individuale o contattare rapidamente chi gestisce la terapia. |
| Via orale non disponibile | Sospensione improvvisa o conversione eccessiva. | Valutazione di formulazione, accesso enterale o via non orale da parte di neurologo e farmacista. |
| Nuovo antiemetico o antipsicotico | Blocco dopaminergico, peggioramento motorio, sedazione o delirium. | Segnalare sempre il Parkinson e far verificare il farmaco prima della somministrazione. |
| Pompa, apomorfina, Duodopa o foslevodopa/foscarbidopa | Interruzioni del dispositivo, errori di gestione, effetti neuropsichiatrici. | Continuare secondo il piano esistente e contattare il team che segue la terapia avanzata. |
Metoclopramide e diversi antipsicotici possono peggiorare il parkinsonismo perché bloccano i recettori dopaminergici. La scelta per nausea, agitazione o allucinazioni deve quindi essere specifica; non è sicuro usare automaticamente il farmaco abituale impiegato in altri pazienti fragili. Le linee guida NHS ricordano inoltre che alcuni medicinali possono aumentare delirium e ipotensione.9
Non tutto è “psicosi del Parkinson”
Allucinazioni croniche e delirium acuto richiedono valutazioni diverse
Allucinazioni visive, illusioni e deliri possono comparire con la progressione, con la demenza associata o come effetto della terapia dopaminergica. Se sono stabili e non provocano paura o rischio, non sempre richiedono un farmaco. Se invece il cambiamento è improvviso, fluttuante o accompagnato da sonnolenza e disattenzione, la priorità è cercare delirium e cause trattabili.
La revisione dei farmaci deve bilanciare sintomi motori e neuropsichiatrici. Ridurre dopaminergici senza una strategia può immobilizzare la persona; aggiungere un antipsicotico non adatto può peggiorare rapidamente il parkinsonismo. NICE sconsiglia olanzapina nel Parkinson e invita a considerare farmaci specifici soltanto dopo valutazione specialistica, usando dosi inferiori rispetto ad altre indicazioni.6
Depressione, ansia, apatia e demoralizzazione meritano spazio proprio. La perdita di autonomia non deve essere liquidata come un problema inevitabile. Anche il caregiver può vivere lutto anticipatorio, isolamento e paura delle crisi. Sostegno psicologico, comunicazione adattata e obiettivi raggiungibili fanno parte delle cure, non sono un’aggiunta decorativa.
Sintomi spesso sottovalutati
Stipsi, ipotensione, sonno e secrezioni possono determinare la qualità di vita
Stipsi, ipotensione ortostatica, urgenza o ritenzione urinaria, sudorazione, disturbi del sonno, fatica, nausea, scialorrea e bocca secca possono essere più gravosi del tremore. Inoltre interagiscono: disidratazione e ipotensione aumentano cadute; stipsi e ritenzione possono precipitare delirium; sedativi e anticolinergici possono ridurre secrezioni ma peggiorare cognizione, ritenzione, visione e secchezza.
Il piano deve partire dal sintomo che limita di più la persona e definire un risultato osservabile: dormire alcune ore, ridurre una distonia dolorosa, evacuare senza crisi, trasferirsi con meno paura o diminuire gli episodi di soffocamento. Trattare ogni problema con un nuovo farmaco, senza rivedere l’insieme, aumenta la polifarmacoterapia e può peggiorare gli stessi sintomi che si tenta di controllare.
Parlarne prima che comunicazione e capacità si riducano
La pianificazione condivisa non è una rinuncia anticipata
Nel Parkinson le decisioni possono diventare più difficili quando compaiono disartria, fluttuazioni cognitive o demenza. Per questo è utile discutere presto che cosa conta per la persona, chi desidera coinvolgere, quali trattamenti considera accettabili e quali condizioni renderebbero preferibile restare a casa, essere ricoverata o valutare l’hospice.
La Legge 219/2017 permette una pianificazione condivisa delle cure nelle patologie croniche e invalidanti o a evoluzione inarrestabile. Possono essere affrontati ricoveri, rianimazione, nutrizione artificiale, dispositivi, gestione delle infezioni, luogo di cura e rappresentanza. Il documento va rivisto: una preferenza espressa anni prima non è un modulo immutabile, ma parte di una relazione clinica aggiornata.10
Un trial randomizzato pubblicato il 25 luglio 2026 su 189 coppie paziente-caregiver non ha migliorato l’esito primario della documentazione delle preferenze; un beneficio sulla qualità di vita del caregiver a sei mesi non si è mantenuto a dodici. Il risultato non rende inutile la pianificazione: mostra che non basta compilare un documento e che le conversazioni devono essere riprese dopo ricoveri, nuove difficoltà cognitive o cambiamenti della rete.16
La diagnosi di Parkinson o di demenza non annulla automaticamente la capacità. La guida sulla capacità decisionale chiarisce come sostenere la comprensione e distinguere il ruolo di familiari, fiduciario e amministratore di sostegno.
Ridurre le decisioni improvvisate
Che cosa dovrebbe contenere un piano domiciliare
- elenco aggiornato dei farmaci per il Parkinson, con formulazione e orari reali;
- istruzioni per dosi omesse, vomito, disfagia e mancato funzionamento di pompe o dispositivi;
- segni di aspirazione, delirium, off severo, ipotensione, dolore e stipsi da osservare;
- contatti di neurologo, medico curante, continuità assistenziale ed équipe palliativa, con orari e limiti;
- criteri condivisi per 112/118, valutazione urgente, ricovero o gestione a casa;
- ausili, movimentazione, prevenzione delle cadute e supporto notturno realmente disponibili;
- preferenze della persona e documenti di pianificazione accessibili a chi assiste.
Il caregiver non dovrebbe essere trasformato nel coordinatore solitario di neurologia, riabilitazione, nutrizione, farmaci e urgenze. La guida sul caregiver familiare aiuta a riconoscere sovraccarico e crisi assistenziale. Una valutazione palliativistica domiciliare può collegare i diversi problemi, ma deve coordinarsi con il centro Parkinson e non sostituire le competenze sui trattamenti avanzati.
Prognosi per scenari
La fase finale non si riconosce da un solo segno
Allettamento crescente, grave dipendenza, disfagia con aspirazioni o polmoniti ricorrenti, calo ponderale, infezioni, demenza avanzata, ridotta vigilanza e minore risposta ai trattamenti possono indicare che la traiettoria sta cambiando. Tuttavia un’infezione, una dose omessa o un delirium possono produrre un quadro simile e talvolta reversibile. Prima di parlare di ultimi giorni serve una valutazione clinica proporzionata.
Le stime individuali restano incerte. Una revisione sistematica e metanalisi del 26 marzo 2026 ha confrontato Cina e Stati Uniti e documentato differenze nell’accesso alle cure palliative e negli esiti di fine vita nel Parkinson avanzato. Il risultato non è una stima globale, ma mostra quanto contesto sanitario e luogo di cura possano influenzare il percorso oltre alle caratteristiche della malattia.11
L’hospice può essere appropriato quando esistono bisogni palliativi complessi e una condizione di terminalità compatibile con i criteri clinici e organizzativi locali; non è una conseguenza automatica dello stadio del Parkinson. In altri casi l’assistenza può restare domiciliare con un piano più intenso. La scelta non è una graduatoria morale: deve proteggere la persona e non lasciare il caregiver solo.
Che cosa sappiamo e che cosa resta incerto
Le prove sostengono l’integrazione, ma non un protocollo uguale per tutti
Un trial randomizzato del 2020 ha mostrato che un modello ambulatoriale integrato di cure palliative per Parkinson e disturbi correlati può migliorare la qualità di vita e alcuni esiti per il caregiver rispetto alle cure standard. Una revisione sistematica pubblicata il 6 novembre 2025 ha però trovato benefici non costanti fra sette studi e 1.621 persone. Gli studi sostengono approcci interdisciplinari, pianificazione anticipata e attenzione ai sintomi non motori, senza dimostrare una riduzione sicura di ricoveri, mortalità o carico del caregiver in ogni contesto.12, 17
Restano però limiti importanti: molti studi sono piccoli, provengono da sistemi sanitari diversi e includono insieme Parkinson idiopatico e parkinsonismi atipici. Non esiste un unico criterio di invio, una durata definita della “fase palliativa” o una conversione farmacologica valida senza conoscere formulazione, dose, cognizione e comorbilità. Questa incertezza richiede valutazione individuale, non meno rigore.
Domande frequenti
Parkinson avanzato e cure palliative
Quando il Parkinson può essere considerato avanzato?
Non esiste un unico sintomo che definisca la fase avanzata. Diventano rilevanti fluttuazioni motorie difficili da controllare, cadute, grave dipendenza nelle attività quotidiane, disfagia, calo di peso, infezioni respiratorie, allucinazioni o declino cognitivo, disautonomia e crescente bisogno di assistenza. La valutazione deve considerare insieme malattia, fragilità, sintomi e sostenibilità del domicilio.
Le cure palliative si iniziano soltanto nella fase terminale del Parkinson?
No. Possono affiancare la neurologia in qualunque fase nella quale sintomi, decisioni, sofferenza psicologica o carico del caregiver richiedano un sostegno aggiuntivo. Nelle fasi avanzate diventano particolarmente utili per coordinare controllo dei sintomi, deglutizione, terapia, piano delle crisi e preferenze sul luogo di cura.
Entrare in cure palliative significa sospendere levodopa e altri farmaci?
No. L’approccio palliativo non richiede di sospendere le terapie neurologiche utili. Le dosi dopaminergiche non devono essere interrotte bruscamente: una sospensione improvvisa può provocare un peggioramento grave e, raramente, una sindrome con rigidità intensa, febbre, alterazione della coscienza e instabilità autonomica. Ogni modifica richiede un piano specialistico.
Che cosa fare se la persona non riesce più a deglutire i farmaci per il Parkinson?
Contatti rapidamente neurologo, medico curante o un professionista esperto. Non trituri compresse e non improvvisi cerotti o conversioni. Va verificata la causa della disfagia, la formulazione esatta e l’eventuale disponibilità di una via alternativa. Le conversioni tra levodopa, sondino, rotigotina o terapie infusionali sono decisioni professionali e possono aumentare confusione, allucinazioni o ipotensione.
Allucinazioni e confusione sono sempre dovute al Parkinson?
No. Allucinazioni persistenti possono dipendere dalla malattia, dalla demenza associata o dai farmaci. Una confusione comparsa in ore o giorni, fluttuante o accompagnata da sonnolenza, febbre o peggioramento generale deve far cercare anche delirium, infezione, disidratazione, dolore, stipsi, ritenzione urinaria, ipossia o modifiche terapeutiche.
La PEG elimina il rischio di polmonite da aspirazione?
No. Una gastrostomia può facilitare nutrizione, idratazione o somministrazione di alcuni farmaci in persone selezionate, ma non impedisce l’aspirazione di saliva, secrezioni o reflusso. La decisione deve considerare obiettivi, capacità decisionale, prognosi, beneficio atteso, carico della procedura e volontà della persona.
Dolore e rigidità nel Parkinson avanzato possono essere trattati?
Spesso sì, ma prima occorre capire il tipo di dolore. Può essere legato a rigidità e postura, distonia nei periodi off, cadute, artrosi, neuropatie, stipsi o lesioni da pressione. La relazione con gli orari della terapia dopaminergica è utile. Neurologo, terapista del dolore, fisioterapista e palliativista possono integrare misure posturali, revisione dei farmaci e analgesia proporzionata.
Come si riconosce la fase finale del Parkinson?
Non esiste un conto alla rovescia affidabile. Allettamento crescente, grave disfagia, calo ponderale, infezioni o aspirazioni ricorrenti, riduzione della vigilanza, demenza avanzata e perdita di risposta ai trattamenti possono indicare un cambiamento importante, ma vanno lette insieme e dopo avere escluso cause reversibili. Una valutazione clinica serve a definire obiettivi e setting, non a prevedere un giorno preciso.
Fonti
Riferimenti scientifici e istituzionali
- Thorman E, et al. Integrated palliative care service for Parkinson’s disease in the UK: impact on place of death. BMJ Support Palliat Care. Pubblicato online il 29 giugno 2026. Studio retrospettivo su 106 persone.
- Garon M, et al. Early thinking palliative care for people with Parkinson’s disease. J Parkinsons Dis. 2025;15(4):710-758. Revisione sistematica mixed-methods.
- Álvarez-Saúco M, et al. Palliative Care in Parkinson’s Disease and other Movement Disorders. Neurologia (Engl Ed). 2025. Raccomandazioni e protocollo di un gruppo multidisciplinare di esperti.
- Improving Advance Care Planning for People with Parkinson’s. Mov Disord Clin Pract. Pubblicato online il 7 giugno 2026.
- Fearon C, et al. Non-pharmacological and non-surgical therapies in advanced Parkinson’s disease: a narrative review and call to action. J Neural Transm. Pubblicato il 1° agosto 2026.
- National Institute for Health and Care Excellence. Parkinson’s disease in adults, NG71. Pubblicata il 19 luglio 2017; pagina di raccomandazioni consultata il 28 agosto 2026.
- Chen Y, et al. Referral criteria to palliative care for patients with Parkinson’s disease: a systematic review. 2023.
- Parkinson’s UK. “Nil by mouth” medication dose calculators and guidelines. Strumento professionale aggiornato con indicazioni su PDMedCalc e chiusura di OPTIMAL; consultato il 28 agosto 2026.
- NHS Highland. Parkinson’s disease guideline. Aggiornata l’11 giugno 2025. Indicazioni su farmaci che peggiorano parkinsonismo o delirium.
- Legge 22 dicembre 2017, n. 219. Consenso informato, disposizioni anticipate e pianificazione condivisa delle cure.
- Cross-national disparities in end-of-life outcomes and care for patients with advanced-stage Parkinson’s disease. Revisione sistematica e metanalisi, pubblicata il 26 marzo 2026.
- Kluger BM, et al. Comparison of Integrated Outpatient Palliative Care With Standard Care in Patients With Parkinson Disease and Related Disorders. JAMA Neurol. 2020;77(5):551-560. Trial clinico randomizzato.
- Reframing advanced Parkinson’s disease. J Neural Transm. Pubblicato il 1° agosto 2026. Revisione narrativa e proposta multidimensionale, non scala prognostica validata.
- Frailty in Parkinson’s disease: time to integrate it into treatment decision-making?. J Neural Transm. Pubblicato il 22 agosto 2026.
- Cochrane. Do rehabilitation treatments help people with Parkinson’s disease and swallowing disorders?. Pubblicata il 21 gennaio 2026. Revisione di 18 studi; certezza delle prove molto bassa per diversi esiti.
- Advance care planning and care coordination in Parkinson’s disease. NPJ Parkinsons Dis. Pubblicato il 25 luglio 2026. Trial randomizzato su 189 diadi.
- Palliative care outcomes in Parkinson’s disease: systematic review. Pubblicata il 6 novembre 2025. Sette studi, 1.621 partecipanti.
- Diagnosis and treatment of Parkinsonism–hyperpyrexia syndrome and akinetic crisis. Linea guida della German Society of Neurology, pubblicata il 27 agosto 2024.
Queste informazioni non sostituiscono una valutazione medica. In caso di grave emergenza improvvisa e in assenza di un diverso piano palliativo condiviso, contatti il servizio di emergenza.
