Cure palliative durante chemioterapia o immunoterapia: si possono fare insieme?
Cure palliative, chemioterapia e immunoterapia possono procedere insieme. Cosa aggiunge il palliativista, quando iniziare e quali sintomi sono urgenti.

Sì. Le cure palliative possono essere avviate mentre chemioterapia, immunoterapia, radioterapia, terapie a bersaglio molecolare o trattamenti ormonali continuano. Non sono l’alternativa automatica alla cura del tumore e non richiedono, per definizione, l’ingresso in hospice.
Questo modello viene spesso chiamato cure simultanee: oncologia e cure palliative lavorano in parallelo, con compiti diversi ma coordinati. L’oncologo stabilisce indicazione, schema, controlli e risposta della terapia antitumorale. Il palliativista valuta dolore e altri sintomi, funzione, farmaci, bisogni psicologici e sociali, capacità della famiglia di sostenere il percorso e obiettivi della persona.
La domanda utile, quindi, non è «terapia oncologica oppure cure palliative?». È: quali cure servono oggi per trattare la malattia e, nello stesso tempo, ridurre la sofferenza e rendere il percorso più sostenibile?
In breve
Accettare una valutazione palliativistica non autorizza nessuno a
sospendere chemioterapia o immunoterapia. Le decisioni oncologiche
restano condivise tra paziente ed équipe curante. Le cure palliative
aggiungono controllo dei sintomi, revisione della terapia, comunicazione
e supporto alla famiglia. Febbre dopo chemioterapia o nuovi sintomi
durante immunoterapia possono però indicare una tossicità urgente: in
questi casi non si attende una visita programmata o una risposta
WhatsApp.
Cure palliative non significa rinunciare alla terapia oncologica
L’associazione tra cure palliative e morte imminente deriva dal fatto che queste competenze vengono ancora coinvolte spesso molto tardi. La definizione moderna è più ampia. Il National Cancer Institute chiarisce che le cure palliative possono essere offerte in qualsiasi momento del percorso oncologico e che il paziente può continuare il trattamento del tumore. Le raccomandazioni ASCO del 2024 indicano, per le persone con tumori solidi avanzati o neoplasie ematologiche, il coinvolgimento precoce di équipe palliative interdisciplinari insieme al trattamento oncologico attivo.
In Italia si parla da anni di cure palliative precoci e simultanee. Il documento AIOM–SICP descrive un’assistenza continua, integrata e progressiva tra oncologia e cure palliative. Anche le linee guida AIOM 2025 sulla terapia del dolore oncologico richiamano le cure simultanee come integrazione precoce nel percorso oncologico attivo.
Questo non significa che ogni paziente debba ricevere gli stessi interventi o che la terapia antitumorale debba proseguire comunque. Significa che il controllo dei sintomi e la qualità di vita non vengono rimandati al momento in cui le opzioni oncologiche saranno terminate.
“Chemioterapia palliativa” e cure palliative non sono la stessa cosa
L’espressione chemioterapia a intento palliativo indica un trattamento antitumorale che non ha un obiettivo di guarigione, ma può ridurre la massa di malattia, rallentarne la progressione, alleviare sintomi o prolungare la sopravvivenza. Rimane una terapia oncologica, con indicazioni, controlli e tossicità propri.
Le cure palliative specialistiche, invece, sono un percorso multidimensionale. Non agiscono direttamente sul tumore. Si occupano di dolore, dispnea, nausea, stipsi o diarrea, sonno, appetito, delirium, sofferenza emotiva, comunicazione, scelte di cura e carico del caregiver. Possono accompagnare una terapia oncologica con intento curativo, di controllo o palliativo, quando i bisogni lo richiedono.
Confondere i due concetti porta a due errori opposti. Il primo è credere che una chemioterapia definita “palliativa” garantisca già tutta l’assistenza palliativa necessaria. Il secondo è pensare che parlare con un palliativista significhi avere già deciso di interrompere il trattamento antitumorale.
Che cosa fanno oncologo e palliativista nello stesso percorso
| Area | Équipe oncologica | Équipe palliativa |
|---|---|---|
| Malattia | Definisce diagnosi, stadio, indicazione e obiettivi del trattamento antitumorale | Integra il significato della malattia con sintomi, funzione, priorità e qualità di vita |
| Terapia attiva | Prescrive chemioterapia, immunoterapia e altri trattamenti; valuta risposta e tossicità | Controlla che il piano sintomatico sia compatibile e segnala problemi che richiedono rivalutazione oncologica |
| Sintomi | Distingue progressione, complicanze e tossicità specifiche del trattamento | Valuta intensità, meccanismi e impatto di dolore, dispnea, nausea, insonnia, astenia e altri sintomi |
| Farmaci | Gestisce farmaci oncologici, profilassi e protocolli correlati | Esegue riconciliazione farmacologica, semplifica quando appropriato e controlla interazioni e sicurezza |
| Decisioni | Spiega benefici attesi, alternative e rischi del trattamento oncologico | Aiuta a collegare le decisioni ai valori della persona e a ciò che considera una qualità di vita accettabile |
| Famiglia e domicilio | Mantiene il riferimento per il percorso oncologico | Prepara caregiver e piano domiciliare, chiarendo chi contattare e quando |
La separazione non è rigida. Molte competenze sono condivise e cambiano in base al centro e ai servizi disponibili. Il punto essenziale è che le informazioni circolino: due prescrizioni corrette, se non coordinate, possono diventare un piano incoerente.
Perché iniziare le cure palliative mentre il trattamento continua
Il beneficio più documentato riguarda la qualità di vita e il peso dei sintomi. Studi randomizzati in pazienti con tumore polmonare, gastrointestinale e altre neoplasie avanzate hanno mostrato vantaggi variabili su qualità di vita, umore, soddisfazione e comprensione della malattia. Una revisione Cochrane ha rilevato un miglioramento medio piccolo della qualità di vita e dell’intensità dei sintomi, con certezza delle prove non elevata. Le dimensioni dell’effetto e i risultati non sono identici in tutti gli studi e in tutte le diagnosi.
È quindi corretto dire che l’integrazione precoce può migliorare il controllo dei sintomi e l’esperienza di cura. Non è corretto promettere che faccia vivere più a lungo. Il segnale di sopravvivenza osservato in alcuni studi non è stato confermato in modo uniforme nelle revisioni complessive.
Il vantaggio pratico non consiste soltanto nel prescrivere un analgesico. Un sintomo viene collocato nel contesto della malattia, del trattamento, degli esami recenti e della funzione della persona. Una nausea può dipendere dal ciclo di chemioterapia, da stipsi, farmaci, ipercalcemia, occlusione o progressione. Una dispnea può essere legata a versamento pleurico, anemia, infezione, embolia, tossicità polmonare o ansia. Trattare tutti questi quadri nello stesso modo sarebbe pericoloso.
Le cure simultanee consentono inoltre di preparare il domicilio prima di una crisi: chi chiamare, quali farmaci sono prescritti al bisogno, quali sintomi richiedono l’oncologia, quali il medico di medicina generale o l’Unità di Cure Palliative e quali il 112/118.
Quando è utile coinvolgere il palliativista
Nella malattia oncologica avanzata il coinvolgimento dovrebbe essere considerato presto, senza attendere l’esaurimento di ogni linea di terapia. La necessità diventa più evidente quando dolore, dispnea, nausea, insonnia, stipsi, diarrea, perdita di appetito o debolezza limitano la vita quotidiana; quando gli effetti indesiderati rendono difficile rispettare il piano; quando aumentano accessi in Pronto Soccorso o ricoveri; oppure quando il paziente e la famiglia non comprendono più chi gestisce i diversi problemi.
Sono segnali utili anche la difficoltà ad assumere i farmaci, la riduzione dell’autonomia, un rapido calo funzionale, il peggioramento dell’alimentazione, la presenza di molte prescrizioni non coordinate, la necessità di valutare una procedura palliativa o l’esaurimento del caregiver. Una valutazione può essere appropriata anche con pochi sintomi fisici se sono presenti forte ansia, conflitti sulle decisioni o bisogno di chiarire obiettivi e priorità.
Non tutti questi bisogni richiedono necessariamente un’équipe specialistica. Oncologo, medico di medicina generale e altri professionisti svolgono già una parte essenziale dell’approccio palliativo. Lo specialista diventa particolarmente utile quando i sintomi sono complessi, le decisioni difficili o l’assistenza domiciliare fragile.
Che cosa cambia durante la chemioterapia
Durante la chemioterapia, un sintomo può derivare dal tumore, dal trattamento, da un’infezione, da un’altra malattia o dalla combinazione di più fattori. Il palliativista può aiutare a controllare dolore, nausea, vomito, mucosite, insonnia, alterazioni dell’alvo, neuropatia, dispnea e astenia, ma non deve sostituire il programma di monitoraggio oncologico.
Gli antiemetici, i corticosteroidi previsti dal protocollo, i fattori di crescita e le altre profilassi vanno coordinati con il centro che somministra la terapia. Modificare autonomamente questi farmaci può ridurne l’efficacia o aumentarne la tossicità. Anche la decisione di rinviare, ridurre o sospendere un ciclo appartiene all’équipe oncologica, dopo aver considerato esami, risposta, performance status, preferenze e alternative.
Il controllo palliativo dei sintomi può rendere il percorso più sostenibile, ma non garantisce che il trattamento possa essere completato. A volte una rivalutazione accurata identifica un problema correggibile; altre volte mostra che il peso della terapia supera il beneficio atteso. In entrambi i casi la decisione deve essere esplicita e condivisa, non prodotta indirettamente da una crisi domiciliare.
Che cosa cambia durante l’immunoterapia
Gli inibitori dei checkpoint immunitari possono causare eventi avversi immuno-correlati. Il sistema immunitario può infiammare cute, colon, polmoni, fegato, tiroide, ipofisi, surreni, reni, sistema nervoso, muscoli o cuore. Queste tossicità possono comparire durante il trattamento, dopo diversi cicli e talvolta anche dopo la sua conclusione.
Per questo un sintomo nuovo non va attribuito automaticamente al tumore o trattato soltanto per attenuarlo. Diarrea, tosse, dispnea, dolore toracico, ittero, debolezza marcata, cefalea, confusione, alterazioni visive, rash esteso o un cambiamento importante delle condizioni richiedono un contatto tempestivo con l’équipe oncologica. Le linee guida ESMO, ASCO e SITC insistono sul riconoscimento precoce e su una gestione proporzionata all’organo coinvolto e alla gravità.
Il compito del palliativista, in questo contesto, è duplice: alleviare i sintomi e riconoscere quando il quadro non può essere gestito come un semplice problema sintomatico. Sopprimere la diarrea, aumentare un analgesico o aggiungere un sedativo senza aver considerato una tossicità immunitaria potrebbe ritardare la diagnosi.
Cortisone e immunoterapia: non è un divieto assoluto
I corticosteroidi meritano una valutazione specifica. Studi osservazionali nei pazienti con tumore polmonare hanno associato l’uso di dosi sistemiche di corticosteroidi al momento dell’avvio dell’immunoterapia con esiti peggiori. Tuttavia, una parte importante dell’associazione sembra riflettere la maggiore gravità dei pazienti che li assumevano per dispnea, metastasi cerebrali, dolore o altri motivi palliativi. Questi studi non dimostrano che qualsiasi dose di cortisone annulli l’immunoterapia.
Al tempo stesso, i corticosteroidi sono un trattamento centrale di molte tossicità immuno-correlate e possono essere necessari con urgenza. La conclusione pratica è semplice: non si inizia, aumenta, riduce o interrompe il cortisone senza coordinarsi con l’oncologo. Una terapia cronica non va sospesa bruscamente. L’équipe deve conoscere indicazione, dose, durata e momento rispetto all’immunoterapia.
Quando non bisogna attendere una visita palliativa programmata
La febbre in un paziente sottoposto a terapia antitumorale non può essere classificata a distanza come semplice effetto collaterale. Le linee guida NICE sulla sepsi neutropenica e ASCO–IDSA sulla neutropenia febbrile considerano essenziale una valutazione rapida e un percorso organizzato dal centro oncologico. Un aggiornamento MHRA del luglio 2026 richiama inoltre la rara ma grave possibile sovrapposizione tra miocardite, miosite e miastenia da inibitori dei checkpoint: dolore toracico o palpitazioni associati a debolezza muscolare richiedono una segnalazione immediata.
I farmaci palliativi interferiscono con chemioterapia o immunoterapia?
Non esiste una risposta unica per categorie intere di farmaci. Analgesici, oppioidi, antiemetici, lassativi, farmaci per il dolore neuropatico e terapie per sonno o ansia non sono automaticamente incompatibili con un trattamento oncologico. Devono però essere scelti considerando funzione renale ed epatica, rischio di sedazione, intervallo QT, alvo, pressione, rischio emorragico e interazioni con lo schema specifico.
È importante evitare due estremi. Non bisogna lasciare un sintomo senza trattamento per il timore generico che un farmaco “disturbi” l’immunoterapia. Non bisogna neppure aggiungere farmaci senza comunicare al centro oncologico ciò che il paziente assume realmente. Questo vale anche per antibiotici, inibitori di pompa protonica, integratori e prodotti da banco: se sono indicati non vanno sospesi per ipotesi teoriche, ma l’indicazione deve essere chiara e la terapia riconciliata.
Gli oppioidi possono essere necessari per dolore oncologico o dispnea selezionata. La loro prescrizione non significa che il paziente sia terminale e non determina di per sé la sospensione della terapia antitumorale. Dose, via e monitoraggio dipendono però dalla situazione clinica; sonnolenza marcata, respiro rallentato o confusione nuova richiedono una rivalutazione.
Cure di supporto, cure palliative e hospice: termini vicini, ma non equivalenti
Le cure di supporto comprendono prevenzione e trattamento degli effetti della malattia e delle terapie: antiemetici, supporto nutrizionale, gestione delle infezioni, riabilitazione, interventi psicologici e molte altre misure. Spesso sono integrate direttamente nell’oncologia.
Le cure palliative applicano una valutazione globale e continuativa alla persona con malattia grave, con particolare competenza nei sintomi complessi, nella comunicazione, nelle decisioni e nel sostegno alla famiglia. Possono iniziare mentre la terapia antitumorale prosegue.
L’hospice è un setting assistenziale residenziale della rete di cure palliative. Diventa appropriato quando bisogni, prognosi, obiettivi e possibilità del domicilio lo indicano. Una consulenza palliativistica non equivale automaticamente a un ricovero in hospice. La distinzione completa è approfondita nella guida sulle differenze tra cure palliative e hospice.
Come si svolge una valutazione palliativistica mentre proseguono le cure oncologiche
La prima valutazione ricostruisce diagnosi, stadio, trattamento in corso, obiettivo comunicato dall’oncologo, data dell’ultimo ciclo e controlli previsti. Vengono poi valutati sintomi, andamento nelle giornate successive alla terapia, autonomia, sonno, alimentazione, alvo, funzione cognitiva, stato emotivo e carico del caregiver.
La riconciliazione farmacologica deve comprendere farmaci assunti ogni giorno e al bisogno, terapie oncologiche orali, cerotti, corticosteroidi, anticoagulanti, antibiotici, integratori e prodotti da banco. Gli esami recenti aiutano a interpretare anemia, funzione renale ed epatica, elettroliti e rischio ematologico, ma la visita palliativistica non sostituisce il monitoraggio richiesto dall’oncologia.
Il risultato dovrebbe essere un piano scritto: che cosa trattare a domicilio, quali farmaci modificare soltanto dopo confronto con l’oncologo, quali sintomi segnalare nello stesso giorno e quali richiedono urgenza. Se sono già attive ADI o UCP, il piano deve integrarsi con questi servizi. Una consulenza privata può aggiungere una valutazione specialistica, ma non attiva automaticamente assistenza pubblica, forniture, hospice o continuità infermieristica.
Per una persona che si muove con difficoltà, una valutazione del medico palliativista a domicilio in Campania può essere utile tra un accesso oncologico e l’altro. Può affrontare dolore oncologico, nausea e vomito, dispnea, difficoltà ad assumere i farmaci e organizzazione del domicilio. Non sostituisce una visita oncologica, un accesso urgente o gli accertamenti necessari.
Anche le decisioni difficili fanno parte delle cure simultanee
Integrare precocemente il palliativista non serve a condurre il paziente verso una scelta prestabilita. Serve a rendere esplicito ciò che conta: beneficio atteso del trattamento, probabilità e peso degli effetti indesiderati, tempo necessario per valutarne la risposta, alternative e condizioni nelle quali la persona vorrebbe riconsiderarlo.
Proseguire una terapia può essere coerente quando esiste un beneficio plausibile e il carico è accettabile. Fermarla o modificarla può diventare coerente quando la probabilità di beneficio è molto bassa, le tossicità sono sproporzionate o gli obiettivi della persona sono cambiati. Il palliativista non decide da solo e non sostituisce l’oncologo: aiuta paziente, famiglia ed équipe a evitare che una decisione così importante venga presa nel mezzo di un’emergenza.
Domande frequenti
Si possono ricevere cure palliative mentre si fa chemioterapia?
Sì. Le cure palliative possono affiancare la chemioterapia per controllare sintomi, rivedere i farmaci, sostenere la famiglia e organizzare il domicilio. L’oncologo continua a gestire indicazione, dosi, esami, risposta e tossicità del trattamento antitumorale.
Si possono ricevere cure palliative durante l’immunoterapia?
Sì. È però essenziale che ogni sintomo nuovo venga valutato anche come possibile tossicità immuno-correlata. Il palliativista può trattare i sintomi e aiutare a riconoscere i segnali di allarme, ma non sostituisce il contatto con l’oncologia.
Accettare le cure palliative significa che il tumore non viene più curato?
No. Significa aggiungere una cura rivolta alla qualità di vita e ai bisogni della persona. Il trattamento del tumore può continuare. Le decisioni su proseguimento, modifica o sospensione vengono condivise separatamente con l’équipe oncologica.
Che cosa sono le cure simultanee?
Sono un modello nel quale oncologia e cure palliative lavorano nello stesso periodo. Le terapie antitumorali affrontano la malattia; le cure palliative affrontano sintomi, funzione, comunicazione, bisogni psicosociali e sostegno del caregiver.
Morfina o altri oppioidi impediscono di fare chemioterapia o immunoterapia?
Non automaticamente. Possono essere indicati per dolore oncologico e, in situazioni selezionate, per dispnea. Devono essere prescritti e monitorati considerando altri farmaci, funzione d’organo e rischio di sedazione. Non si modificano dosi o cerotti in autonomia.
Il cortisone annulla l’effetto dell’immunoterapia?
Non si può affermare in modo così semplice. L’uso sistemico al momento dell’avvio dell’immunoterapia è stato associato in alcuni studi osservazionali a esiti peggiori, ma il risultato è influenzato anche dalla gravità della malattia e dal motivo della prescrizione. I corticosteroidi sono inoltre necessari per molte tossicità immuno-correlate. Non vanno iniziati o sospesi senza l’oncologo.
Le cure palliative precoci fanno vivere più a lungo?
Non è possibile prometterlo. Alcuni studi hanno osservato un segnale di sopravvivenza, ma revisioni e meta-analisi non mostrano un beneficio uniforme. Le prove più solide riguardano qualità di vita, controllo dei sintomi, soddisfazione e comunicazione.
Una visita palliativistica può essere effettuata a domicilio mentre prosegue la terapia?
Sì, se il paziente è stabile e la situazione è compatibile con il domicilio. La visita può aiutare tra un ciclo e l’altro, ma non sostituisce controlli oncologici, esami o gestione urgente delle tossicità. La fattibilità dipende da comune, condizioni cliniche, servizi già attivi e disponibilità.
Quando bisogna chiamare subito il centro oncologico o il 112/118?
Febbre o brividi dopo chemioterapia, nuova dispnea, dolore toracico, confusione, perdita di coscienza, sanguinamento importante, diarrea intensa o con sangue, vomito persistente, ittero, riduzione marcata delle urine e rash grave richiedono una valutazione urgente. Nei quadri severi chiami il 112/118 e non attenda una risposta tramite messaggio.
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Nota di responsabilità clinica
Il contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione medica. Non modificare chemioterapia, immunoterapia, corticosteroidi, oppioidi o altri farmaci senza il medico responsabile. Sintomi nuovi durante una terapia oncologica possono dipendere da infezione, tossicità o complicanze e richiedere un percorso urgente.
Queste informazioni non sostituiscono una valutazione medica. In caso di grave emergenza improvvisa e in assenza di un diverso piano palliativo condiviso, contatti il servizio di emergenza.
