Cure palliative

Cure palliative: cosa sono e perché sono fondamentali per la qualità della vita

Sono cure attive rivolte alla persona e alla famiglia. Una particolare attenzione è dedicata al dolore oncologico e al follow-up del paziente con malattia neoplastica avanzata: sintomi, tollerabilità delle terapie, cambiamenti clinici e bisogni del caregiver vengono rivalutati nel tempo, anche mentre proseguono le cure oncologiche.

Responsabilità clinico-editorialeDr. Francesco Paolo De Lucia
Revisione sostanziale
Metodo editoriale

Definizione clinica

Una cura attiva della persona, non soltanto della malattia.

Le cure palliative mirano a prevenire e alleviare la sofferenza associata a una malattia grave attraverso identificazione precoce, valutazione e trattamento dei problemi fisici, psicologici, sociali e spirituali. La famiglia e il caregiver fanno parte della valutazione perché organizzazione, capacità assistenziale e comunicazione influenzano direttamente la sicurezza e la continuità delle cure.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità collega questo approccio alla qualità di vita di adulti, bambini e famiglie che affrontano problemi associati a malattie potenzialmente letali. Può riguardare tumori, scompenso cardiaco, malattie respiratorie, insufficienza renale o epatica, demenze e altre malattie neurologiche. Non coincide quindi con una diagnosi oncologica, con l’hospice o con gli ultimi giorni.

Questa guida e il contatto professionale descrivono l’assistenza dell’adulto. Le cure palliative pediatriche fanno riferimento a una rete dedicata.

La definizione clinica identifica un approccio di cura, ma non determina automaticamente l’accesso a uno specifico setting della rete pubblica. La presa in carico domiciliare o residenziale dipende dai criteri nazionali, dalla valutazione multidimensionale e dalle procedure regionali e aziendali.

Non equivalgono alla sospensione delle cure.

Le terapie dirette alla malattia possono continuare quando offrono un beneficio ragionevole. Il piano palliativo aggiunge controllo dei sintomi, comunicazione, pianificazione e sostegno alla famiglia; rivaluta anche i trattamenti che producono più carico che beneficio.

Un esito personale e multidimensionale

Che cosa significa davvero proteggere la qualità della vita.

Qualità della vita non significa assenza completa di sintomi e non può essere definita dal medico senza ascoltare la persona. Comprende ciò che il paziente considera importante: riuscire a dormire, respirare con meno fatica, restare lucido, muoversi, comunicare, incontrare i familiari, proseguire una terapia significativa o restare nel luogo di cura preferito quando è clinicamente e organizzativamente possibile.

Due persone con la stessa malattia possono avere priorità diverse. Per una può essere essenziale ridurre il dolore anche accettando una lieve sonnolenza; per un’altra può essere prioritario conservare la vigilanza. La decisione clinica mette quindi in relazione beneficio atteso, effetti indesiderati, funzione, prognosi, valori e sostenibilità per il caregiver.

Sollievo proporzionato

Ridurre dolore, dispnea, nausea, agitazione e altri sintomi limitando, per quanto possibile, effetti indesiderati e compromissione della vigilanza, secondo obiettivi condivisi e proporzionalità clinica.

Funzione significativa

Proteggere le attività realisticamente recuperabili o mantenibili, non inseguire un’autonomia impossibile.

Scelte comprensibili

Rendere chiari obiettivi, alternative e conseguenze dei trattamenti, documentando preferenze e decisioni condivise.

Assistenza sostenibile

Valutare risorse della famiglia, continuità professionale e piano per le crisi, senza dare per scontato che tutto possa essere gestito a casa.

Il momento della valutazione

Non occorre attendere la fase terminale.

L’indicazione nasce dai bisogni e dalla loro complessità, non da una singola previsione di sopravvivenza. È opportuno valutare precocemente le cure palliative quando compaiono sintomi non controllati, declino dell’autonomia, ricoveri ripetuti, difficoltà nel proseguire le terapie, decisioni complesse o un carico familiare non più sostenibile. Questi segnali aprono una valutazione; non certificano automaticamente terminalità e non determinano da soli l’ammissione a UCP o hospice.

Nei pazienti con tumore avanzato, lalinea guida ASCO 2024 raccomanda l’integrazione precoce delle cure palliative specialistiche insieme ai trattamenti oncologici attivi, soprattutto in presenza di sintomi non controllati o problemi di qualità di vita. Il principio è l’integrazione, non la sostituzione automatica di oncologia, cardiologia, neurologia o delle altre discipline che curano la malattia.

Segnali che meritano una valutazione

  • dolore, dispnea, nausea, delirium o altri sintomi persistenti;
  • riduzione progressiva di mobilità, alimentazione, deglutizione o comunicazione;
  • accessi ripetuti in Pronto Soccorso o ricoveri ravvicinati;
  • effetti avversi o difficoltà nella gestione della terapia;
  • incertezza sulle priorità o sul luogo nel quale proseguire le cure;
  • caregiver stanco, solo o non più in grado di sostenere il carico assistenziale.

Per approfondire i criteri di case finding è disponibile la guida su come identificare i bisogni di cure palliative.

Competenza specialistica

Che cosa può aggiungere concretamente il medico palliativista.

Un approccio palliativo di base appartiene anche ai professionisti che già curano la persona. Il palliativista diventa particolarmente utile quando i sintomi sono multipli o resistenti, i farmaci provocano effetti difficili da bilanciare, le decisioni coinvolgono prognosi e proporzionalità oppure il percorso fra ospedale e domicilio è frammentato.

La valutazione non si limita a prescrivere un analgesico. Ricostruisce sintomi, funzione, stato cognitivo, deglutizione, funzione renale ed epatica, terapia realmente assunta, volontà della persona e capacità del caregiver. Cerca cause ancora correggibili, definisce obiettivi misurabili e costruisce un piano che distingua terapia di fondo, interventi al bisogno, monitoraggio ed eventuali segnali d’allarme.

Il palliativista può coordinarsi con medico di medicina generale, oncologo, cardiologo, pneumologo, neurologo, infermiere e servizi territoriali. Può aiutare a preparare la pianificazione condivisa delle cure e a chiarire quando una consulenza, il domicilio, un ricovero o l’hospice siano più appropriati. Non sostituisce gli specialisti della malattia e una visita privata non equivale a una presa in carico continuativa della rete pubblica.

Efficacia e incertezza

Che cosa mostrano gli studi sulla qualità della vita.

Le evidenze non autorizzano a promettere lo stesso risultato a tutti. Nell’oncologia avanzata sono più consistenti: studi randomizzati e linee guida indicano che l’integrazione precoce può produrre un miglioramento medio, generalmente piccolo o moderato, della qualità di vita e di alcuni sintomi. L’effetto dipende da contenuti, durata e tempestività dell’intervento.

Unameta-analisi pubblicata su PLOS Medicine nel 2024 ha incluso 39 studi randomizzati di cure palliative specialistiche. I benefici sulla qualità di vita e sul benessere emotivo sono emersi soprattutto dopo circa tre mesi; i modelli multidisciplinari, multicomponente e coordinati fra più setting hanno mostrato risultati migliori. Gli interventi e le scale utilizzate erano però eterogenei.

Nelle malattie non oncologiche i risultati sono meno uniformi. Unameta-analisi JAMA del 2020 ha rilevato una modesta riduzione dei sintomi e dell’uso di assistenza acuta, ma non un miglioramento statisticamente significativo della qualità di vita. Molti dati provenivano dallo scompenso cardiaco e non possono essere trasferiti automaticamente a demenza, BPCO, insufficienza renale o malattie neurologiche.

Che cosa sappiamo

Il beneficio è più documentato nei tumori avanzati e nei modelli specialistici integrati precocemente, che affrontano insieme sintomi, comunicazione, decisioni e coordinamento.

Che cosa resta incerto

Non è possibile garantire eliminazione della sofferenza, riduzione dei ricoveri, sollievo del caregiver o maggiore sopravvivenza in ogni malattia e per ogni persona.

Approccio multidimensionale

Quali bisogni affrontano le cure palliative.

Sintomi fisici

Dolore, dispnea, nausea, stipsi, delirium, secrezioni, astenia, insonnia e altri sintomi che limitano la vita quotidiana.

Approfondisca

Funzione e autonomia possibile

Proteggere sonno, mobilità, alimentazione, comunicazione e attività che conservano significato per la persona, senza imporre obiettivi irrealistici.

Decisioni complesse

Comprendere benefici, rischi e carichi dei trattamenti, chiarire obiettivi realistici e preparare le scelte prima di una crisi.

Bisogni psicologici, sociali e spirituali

Paura, ansia, cambiamento dei ruoli familiari, solitudine, difficoltà organizzative, significato e valori personali.

Supporto al caregiver

Formazione sul piano prescritto, sui segnali da osservare, sui contatti e sui limiti sostenibili dell’assistenza familiare.

Approfondisca

Continuità delle cure

Coordinare professionisti e luoghi di assistenza, riducendo interruzioni e indicazioni incoerenti fra ospedale, ambulatorio, domicilio e hospice.

Il percorso clinico

Dalla valutazione al piano di cura.

  1. 01

    Valutare i bisogni

    Ricostruire storia clinica, sintomi, autonomia, stato cognitivo, deglutizione, terapie, preferenze e risorse familiari.

  2. 02

    Ricercare ciò che può essere corretto

    Individuare cause reversibili e concordare con l’équipe quali accertamenti o trattamenti siano proporzionati agli obiettivi della persona.

  3. 03

    Condividere gli obiettivi

    Chiarire che cosa conta per la persona, quali risultati sono realistici e quale carico assistenziale è sostenibile.

  4. 04

    Preparare il piano

    Quando indicato, definire o aggiornare terapia di fondo, farmaci al bisogno, vie di somministrazione, controlli e comportamento nelle crisi.

  5. 05

    Rivalutare

    Il piano cambia con la risposta ai trattamenti, il decorso della malattia, le preferenze e la capacità del caregiver.

Nell’evoluzione di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, laLegge 219/2017 consente di realizzare una pianificazione condivisa delle cure tra paziente e medico. La persona può esprimere desideri e preferenze; il medico informa sulle possibilità cliniche e documenta il percorso. I familiari vengono coinvolti e informati con il consenso del paziente.

Luoghi di cura

Domicilio, ambulatorio, ospedale e hospice.

Sono nodi diversi della stessa rete. La scelta considera bisogni clinici, stabilità del quadro, preferenze della persona, sostegno disponibile e possibilità organizzative del servizio territoriale. Non esiste un luogo sempre migliore per tutti.

Domicilio

Può essere adatto quando sintomi e terapie sono gestibili a casa e può essere garantito un sostegno sufficiente, con professionisti, farmaci e dispositivi necessari.

Cure a domicilio

Ambulatorio o consulenza ospedaliera

Consentono valutazione e integrazione con gli specialisti che seguono la malattia, anche durante trattamenti attivi.

Hospice

Offre assistenza residenziale nella fase terminale di una malattia progressiva, avanzata e a prognosi infausta, quando, dopo la valutazione clinica e assistenziale della rete, il setting residenziale risulta più appropriato del domicilio.

Cure palliative e hospice

Il diritto e la rete pubblica

Come si accede alle cure palliative nel Servizio sanitario.

In Italia laLegge 38/2010 tutela il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore e collega l’assistenza a dignità, autonomia, qualità della vita, appropriatezza e sostegno della famiglia. La rete comprende professionisti e strutture ospedaliere e territoriali, assistenza domiciliare e hospice.

I LEA descrivono le cure palliative domiciliari di base e specialistiche, con valutazione multidimensionale, presa in carico del paziente e della famiglia e progetto assistenziale individuale. Un articolo distinto disciplina l’assistenza residenziale in hospice.

Le modalità di segnalazione e accesso sono definite dalla Regione e dalla ASL competente. Il medico di medicina generale, il reparto o lo specialista possono indicare il percorso locale; la rete valuta bisogni, complessità e setting. Il consulto privato non coincide con l’attivazione della rete pubblica UCP, ADI o hospice: può integrare il quadro clinico e preparare un piano, ma non sostituisce le procedure della ASL.

Le Unità di Cure Palliative Domiciliari (UCP-Dom) costituiscono il nodo specialistico dedicato alle cure palliative a domicilio e non coincidono con la generica assistenza domiciliare integrata (ADI). Il DM 77/2022 colloca la rete locale di cure palliative fra i servizi territoriali e ribadisce l’integrazione precoce con le cure attive. La Legge 197/2022 ha inoltre previsto piani regionali annuali di potenziamento, con l’obiettivo programmatorio di raggiungere entro il 2028 il 90% della popolazione interessata: non è un dato di copertura già raggiunta.

In caso di urgenza

Grave difficoltà respiratoria improvvisa, emorragia importante, perdita di coscienza, crisi convulsive prolungate o nuovo deficit neurologico richiedono una valutazione urgente tramite 112/118 secondo l’organizzazione locale. Un messaggio WhatsApp non è adatto alle emergenze.

Domande frequenti

I dubbi più comuni.

Le cure palliative sono soltanto per gli ultimi giorni?

No. Possono essere valutate durante il decorso di una malattia grave e affiancare i trattamenti rivolti alla malattia. Negli ultimi giorni cambiano priorità e intensità, ma non è quello l’unico momento in cui sono utili.

Le cure palliative migliorano sempre la qualità della vita?

Non si può garantire un beneficio identico per ogni persona. Gli studi mostrano un miglioramento medio della qualità di vita in diversi contesti, più documentato nell’oncologia avanzata, ma l’effetto varia secondo malattia, bisogni, tempestività e modello assistenziale.

Le cure palliative prolungano la sopravvivenza?

La sopravvivenza non è il loro obiettivo primario e le revisioni non dimostrano un vantaggio certo applicabile a tutti. Gli obiettivi sono prevenire e alleviare la sofferenza, sostenere la persona e la famiglia e rendere le decisioni coerenti con priorità e condizioni cliniche.

Si può continuare chemioterapia o immunoterapia?

Sì, quando il trattamento oncologico è ancora indicato. Cure oncologiche e cure palliative possono procedere insieme, con obiettivi distinti ma coordinati.

Cure palliative e terapia del dolore sono la stessa cosa?

No. Il controllo del dolore è una parte delle cure palliative. La terapia del dolore riguarda anche molte condizioni croniche non palliative e comprende un proprio percorso diagnostico e terapeutico.

Cure palliative significa rinunciare alle cure?

No. Significa curare attivamente i bisogni della persona e della famiglia. Le terapie vengono rivalutate in base a efficacia, proporzionalità, effetti indesiderati e obiettivi condivisi.

Le cure a domicilio sono sempre la soluzione migliore?

No. Il domicilio può essere appropriato se quadro clinico, farmaci, caregiver e servizi disponibili consentono un’assistenza sicura. In altri momenti possono essere più adatti ambulatorio, ospedale o hospice.

Una visita privata attiva automaticamente ADI, UCP o hospice?

No. Un consulto privato può offrire una valutazione e un piano clinico, ma l’attivazione della rete pubblica segue le procedure e i criteri della ASL competente.

Fonti e limiti

Documenti utilizzati per questa revisione.

Questa guida orienta e non sostituisce una valutazione clinica. Organizzazione, criteri e disponibilità dei servizi possono variare nel territorio. Le fonti sono state verificate il 22 agosto 2026.

  1. World Health Organization. Palliative care.
  2. Sanders JJ et al. Palliative Care for Patients With Cancer: ASCO Guideline Update. J Clin Oncol. 2024;42:2336–2357.
  3. Haun MW et al. Early palliative care for adults with advanced cancer. Cochrane Database Syst Rev. 2017.
  4. Johnson MJ et al. Benefits of specialist palliative care: systematic review, meta-analysis and meta-regression. PLOS Medicine. 2024.
  5. Quinn KL et al. Palliative Care and Outcomes in Adults With Noncancer Illness. JAMA. 2020;324:1439–1450.
  6. Legge 15 marzo 2010, n. 38. Accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.
  7. DPCM 12 gennaio 2017, art. 23. Cure palliative domiciliari.
  8. DPCM 12 gennaio 2017, art. 31. Assistenza residenziale in hospice.
  9. Legge 22 dicembre 2017, n. 219, art. 5. Pianificazione condivisa delle cure.
  10. DM 23 maggio 2022, n. 77. Rete locale di cure palliative.
  11. Legge 29 dicembre 2022, n. 197, art. 1, comma 83. Piani regionali di potenziamento delle cure palliative.

Un primo orientamento

Richieda una valutazione o il follow-up palliativo in Campania.

Particolare attenzione è dedicata al dolore oncologico nella malattia neoplastica avanzata. Nel primo messaggio indichi comune, età, problema principale e servizio richiesto: dove non è presente uno studio, cerchiamo una modalità concreta per organizzare il domicilio.

Scriva su WhatsAppChiami il 328 302 5659Messaggi non monitorati in tempo reale. Questo contatto non è un servizio di emergenza.