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Sedazione palliativa: indicazioni, decisione e assistenza

Dolore, affanno o agitazione persistono nonostante le cure? La valutazione chiarisce cause trattabili, alternative e reale refrattarietà. Parlare della sedazione palliativa non significa avviarla subito: indicazione, volontà della persona e assistenza guidano la decisione.

Medica palliativista controlla una terapia infusionale accanto a una paziente assistita a domicilio e alla caregiver

Illustrazione editoriale del monitoraggio di una terapia palliativa a domicilio; non rappresenta un protocollo farmacologico né conferma l’indicazione alla sedazione.

Quando può essere utile una valutazione personalizzata

Dolore, affanno o agitazione persistono nonostante le cure?

In assenza di segnali urgenti, una valutazione di terapia del dolore e cure palliative domiciliari in Campania può riesaminare sintomi, trattamenti e piano assistenziale, in raccordo con i curanti. La visita non conferma in anticipo l’indicazione alla sedazione. Nel primo messaggio indichi solo comune, età della persona, problema principale e servizio richiesto. Eventuali dettagli clinici o referti saranno richiesti in seguito, se necessari.

Capisca quale percorso può essere indicato Attività valutabile in Campania secondo quadro clinico, comune e condizioni di sicurezza. Messaggi non monitorati in tempo reale; non è un servizio di emergenza.

Guida clinica · sofferenza refrattaria e fine vita

Quando dolore, affanno o agitazione persistono nonostante le cure, la domanda da chiarire è che cosa può ancora alleviare la sofferenza. Una valutazione di terapia del dolore e cure palliative riesamina cause, trattamenti, effetti indesiderati e bisogni assistenziali. Parlare della sedazione permette di comprenderne indicazioni e conseguenze; il colloquio non comporta automaticamente il suo avvio.

La sedazione palliativa è la riduzione intenzionale, monitorata e proporzionata della coscienza per alleviare una sofferenza intollerabile e realmente refrattaria. Richiede valutazione clinica, volontà della persona, prescrizione, documentazione e una rete capace di rivalutare il sollievo. La terapia analgesica, quando indicata, prosegue e viene valutata separatamente.

Risposta clinica breve

Quando si può parlare davvero di sedazione palliativa

Servono contemporaneamente una sofferenza intollerabile, la sua refrattarietà e un piano proporzionato. Un sintomo è refrattario quando non può essere controllato adeguatamente in un tempo compatibile con le condizioni della persona oppure quando gli ulteriori interventi avrebbero probabilità, rischi o pesi non accettabili. Prima si chiariscono cause ancora correggibili, trattamenti già tentati, tempo disponibile, preferenze e setting. Poi si definiscono obiettivo, profondità, durata, farmaci, monitoraggio e risposta alle crisi.

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Crisi che richiedono un piano immediato

Emorragia massiva, soffocamento, grave dispnea improvvisa, convulsioni, perdita di coscienza inattesa o agitazione con pericolo immediato richiedono l’attivazione del piano urgente già concordato con l’équipe. Se non esiste un piano diverso o il servizio responsabile non è immediatamente raggiungibile, chiami il 112 o il 118. WhatsApp e una visita programmata non sono canali di emergenza.

Che cos’è la sedazione palliativa e qual è il suo obiettivo

La cornice aggiornata della European Association for Palliative Care descrive la sedazione come un intervento clinico deliberato per ridurre la coscienza nella misura necessaria ad alleviare una sofferenza refrattaria. La proporzionalità riguarda sia la profondità sia il tempo: si ricerca il livello meno profondo efficace e si sceglie se l’intervento debba essere temporaneo, intermittente o continuo in base alla situazione.1

Il risultato da osservare è il sollievo. Una persona può essere più tranquilla pur conservando contatto e comunicazione; in altri casi il controllo di una sofferenza estrema richiede una riduzione più profonda della vigilanza. Rendere ogni paziente completamente incosciente, indipendentemente dal sintomo e dalla risposta, non sarebbe un uso proporzionato.

Una precisazione importante sui termini
“Sedazione palliativa” comprende modalità differenti. La sedazione palliativa profonda continua è la forma specificamente richiamata dall’articolo 2 della Legge 219/2017. L’espressione “sedazione terminale” è sconsigliata perché può far pensare erroneamente che la sedazione provochi la morte oppure che basti trovarsi nella fase terminale per renderla indicata.2

Profondità, durata e contesto non sono la stessa cosa

Una prescrizione clinicamente completa non si limita alla parola “sedazione”. Deve chiarire quanto ridurre la coscienza, per quanto tempo e con quale possibilità di rivalutazione. Le categorie possono combinarsi: per esempio, una sedazione lieve può essere continua, mentre una sedazione profonda può essere temporanea durante una crisi selezionata.

Tabella: Sedazione palliativa: indicazioni, decisione e assistenza
DimensionePossibili modalitàDomanda clinica
ProfonditàLieve, intermedia o profondaQual è il minor livello che offre sollievo sufficiente?
DurataTemporanea, intermittente o continuaIl sintomo può essere rivalutato dopo un periodo di sollievo?
ContestoPianificata oppure avviata in una crisi prevista dal pianoRuoli, farmaci e istruzioni sono stati definiti prima dell’evento?

Una forma temporanea o intermittente può offrire una pausa dalla sofferenza e permettere una successiva rivalutazione. La sedazione profonda continua è generalmente riservata a situazioni di fine vita nelle quali una profondità minore non raggiunge il sollievo necessario. La cornice EAPC non fissa un’unica soglia prognostica per tutte le forme, ma richiede sempre refrattarietà, proporzionalità, autonomia e competenza clinica.1

Sedazione, sonnolenza da farmaci, terapia dei sintomi ed eutanasia sono interventi differenti

Tabella: Sedazione palliativa: indicazioni, decisione e assistenza
SituazioneIntenzione e metodoChe cosa si cerca
Terapia ordinaria del sintomoAnalgesici, trattamento della dispnea, del delirium o di altre cause secondo indicazioneControllare il sintomo senza ridurre intenzionalmente la coscienza
Sonnolenza o tossicità non desiderataEffetto collaterale, accumulo, interazione o peggioramento clinico da riconoscereRivalutare causa e terapia; non è una sedazione deliberata
Sedazione palliativaRiduzione intenzionale e titolata della coscienza, sotto controllo medicoAlleviare una sofferenza intollerabile e refrattaria
EutanasiaAtto e farmaci diretti a provocare la morteLa morte come esito intenzionale

La differenza non dipende dal solo nome del farmaco. Contano indicazione, intenzione clinica, modalità di titolazione, esito ricercato, monitoraggio e documentazione. Nella sedazione palliativa la terapia viene calibrata sul sollievo; nell’eutanasia l’atto è diretto a causare la morte. Il Comitato Nazionale per la Bioetica considera la sedazione palliativa profonda continua un trattamento sanitario distinto da eutanasia e suicidio assistito.5

Per il confronto giuridico ed etico completo può leggere la guida su suicidio medicalmente assistito, eutanasia, rifiuto dei trattamenti e sedazione palliativa.

Come si distingue un sintomo difficile da una sofferenza realmente refrattaria

Un sintomo difficile richiede competenza, tempo o più interventi, ma conserva opzioni ragionevoli di controllo. Un sintomo è refrattario quando non può essere adeguatamente controllato in un tempo accettabile per quella persona oppure quando ulteriori interventi avrebbero probabilità di beneficio troppo bassa o imporrebbero rischi e oneri non accettabili senza compromettere la vigilanza. La refrattarietà comprende quindi un giudizio clinico sull’efficacia e un giudizio della persona sull’intollerabilità della sofferenza e sull’accettabilità dei trattamenti.12

Non occorre provare ogni terapia immaginabile. Un trattamento che richiederebbe settimane quando il tempo utile è di ore, oppure una procedura con un carico sproporzionato rispetto al beneficio realistico, può essere escluso. La ragione deve però essere esplicita e documentata, non presunta.

Le domande da documentare prima della decisione

  1. Qual è la sofferenza? Sintomo, intensità, andamento, significato per la persona e segni osservabili quando non può comunicare.
  2. Che cosa la causa o la aggrava? Malattia, ritenzione urinaria, fecaloma, farmaci, astinenza, infezione, paura, isolamento o altri fattori ancora modificabili.
  3. Che cosa è stato tentato? Beneficio, effetti indesiderati, aderenza, via di somministrazione e tempo concesso al trattamento.
  4. Che cosa resta realisticamente possibile? Probabilità e tempo per il beneficio, rischi, trasferimenti e peso per la persona.
  5. Che cosa considera intollerabile la persona? Priorità, desiderio di restare vigile, valori e preferenze su profondità e durata.

Sofferenza psicologica o esistenziale

Una sofferenza non fisica può essere intensa quanto un sintomo corporeo, ma la sua refrattarietà richiede una valutazione particolarmente prudente e, quando possibile, multiprofessionale. Vanno cercati depressione, delirium, conflitti, paura, isolamento, perdita di significato e bisogni spirituali; si offrono comunicazione, sostegno psicologico, sociale e spirituale e interventi proporzionati. La sedazione non deve compensare l’assenza di assistenza. Se, nonostante questo percorso, la sofferenza resta intollerabile e realmente refrattaria, la cornice EAPC non la esclude a priori ma richiede particolare competenza, condivisione e rivalutazione, spesso iniziando da modalità proporzionate e rivedibili.1

In quali situazioni cliniche può essere presa in considerazione

L’elenco dei sintomi non sostituisce il giudizio di refrattarietà. La stessa dispnea può migliorare con posizione, aria sul volto, trattamento della causa, oppioide o supporto ventilatorio; lo stesso delirium può dipendere da una ritenzione urinaria facilmente correggibile. La sedazione si valuta soltanto quando il tormento rimane intollerabile e le opzioni applicabili non offrono un sollievo adeguato nel tempo disponibile.

  • Delirium o agitazione refrattari: dopo avere ricercato e trattato, quando proporzionato, dolore, ritenzione, fecaloma, farmaci, astinenza e altre cause. Approfondimento: delirium e agitazione negli ultimi giorni.
  • Dispnea refrattaria: quando la fame d’aria resta intollerabile nonostante le misure appropriate. Saturazione e frequenza respiratoria, da sole, non misurano l’esperienza della persona. Approfondimento: dispnea refrattaria nelle cure palliative.
  • Dolore refrattario: possibile, ma meno frequente come indicazione isolata. L’analgesia continua anche durante la sedazione e non viene sostituita dal sedativo.
  • Crisi catastrofiche prevedibili: emorragia massiva, ostruzione acuta delle vie aeree o altra crisi estrema richiedono un piano anticipato con responsabilità, farmaci prescritti e istruzioni chiare; non un’improvvisazione del caregiver.
  • Sofferenza durante la sospensione di un trattamento: la decisione di non iniziare o interrompere un trattamento e la decisione di sedare sono distinte. La sedazione può prevenire o trattare un distress prevedibile, ma non è automatica e deve restare proporzionata.

Il percorso decisionale in sette passaggi

  1. Definire quadro clinico e traiettoria. Diagnosi, fase della malattia, prognosi, capacità di comunicare e urgenza modificano le opzioni disponibili.
  2. Descrivere la sofferenza e cercare cause correggibili. Non basta il nome del sintomo: servono intensità, andamento, significato e interventi semplici ancora utili.
  3. Rivedere i trattamenti già eseguiti e quelli possibili. Si considerano probabilità e tempo per il beneficio, effetti indesiderati, via di somministrazione e carico assistenziale.
  4. Motivare la refrattarietà. Se possibile si richiede il contributo di cure palliative e degli specialisti pertinenti, soprattutto davanti a dubbi o sofferenza prevalentemente esistenziale.
  5. Conoscere volontà e consenso. Si discutono obiettivo, alternative, profondità, durata, possibilità di interazione, incertezze e ciò che accadrà se il primo piano non basta.
  6. Prescrivere un piano completo. Farmaco, via, titolazione, eventuale terapia al bisogno, cure concomitanti, monitoraggio, responsabilità e gestione delle crisi.
  7. Iniziare, rivalutare e documentare. Si osservano sollievo e profondità, si correggono sedazione insufficiente o eccessiva e si sostiene la famiglia per tutto il percorso.

Consulto prima della sedazione
Quando tempo e condizioni lo consentono, la cornice EAPC raccomanda con forza il confronto con un professionista esperto di cure palliative o con lo specialista pertinente. Nelle vere emergenze il piano dovrebbe essere stato anticipato; se non lo è stato, l’urgenza non autorizza protocolli improvvisati fuori da una responsabilità medica.1

Parlare della sedazione significa doverla iniziare subito?

Il colloquio può precedere la decisione terapeutica. Quando una malattia avanzata comporta sintomi difficili da controllare, chiarire per tempo le possibilità di assistenza consente alla persona di esprimere ciò che conta: il sollievo, la possibilità di comunicare, il luogo di cura e il carico dei trattamenti. La cornice EAPC valorizza autonomia e proporzionalità; l’indicazione resta legata a una sofferenza intollerabile e realmente refrattaria.1

Che cosa aggiunge lo studio europeo PALSED del 2026

Pubblicato il 25 settembre 2026, PALSED ha seguito prospetticamente il percorso decisionale in 86 adulti con tumore avanzato in cinque Paesi europei: 40 in hospice, 21 in unità di cure palliative e 25 in reparti ospedalieri. Dopo la prima discussione la sedazione non veniva avviata in 18 casi: in sei questa decisione restava definitiva, mentre negli altri 12 una successiva rivalutazione portava all’avvio. Il coinvolgimento del paziente risultava più basso nei reparti ospedalieri, dove era documentato nel 48% dei casi.9

È uno studio osservazionale, disponibile come versione anticipata accettata. Descrive come si decide: non dimostra che anticipare il colloquio migliori gli esiti, non stabilisce un momento valido per tutti e non valuta la sicurezza della sedazione a domicilio. I risultati suggeriscono l’utilità di mantenere aperto il confronto e di rivalutare la decisione quando cambiano sintomi e condizioni.9

Che cosa chiedere durante la valutazione

Il colloquio dovrebbe chiarire quale sintomo provoca sofferenza, che cosa è già stato tentato e quali interventi restano ragionevoli nel tempo disponibile. Nel dolore oncologico non controllato, per esempio, si riesaminano meccanismo del dolore, beneficio degli analgesici, effetti indesiderati e via di somministrazione. Anche quando si considera la sedazione, l’analgesia mantiene un proprio obiettivo e un proprio monitoraggio.

La persona può esprimere le proprie priorità e indicare chi desidera coinvolgere. La famiglia può aiutare a ricostruire sintomi e risposte alle cure, rispettando capacità decisionale, consenso e volontà del paziente. Il piano deve precisare chi rivaluterà la situazione, quali cambiamenti richiedono un contatto tempestivo e come affrontare una crisi. Un rinvio della sedazione non deve diventare un rinvio del sollievo: nell’attesa si proseguono le cure appropriate e la sorveglianza clinica.

Legge 219/2017, consenso, incapacità e documentazione

Quando la persona è capace, deve ricevere informazioni comprensibili su indicazione, alternative, conseguenze attese, possibilità di comunicare e incertezze; il consenso nasce da questo dialogo. I familiari partecipano se la persona lo desidera, ma non la sostituiscono automaticamente.

Se la persona non è capace di decidere, l’équipe verifica le disposizioni anticipate di trattamento, l’eventuale pianificazione condivisa delle cure, il fiduciario o il rappresentante previsto dalla legge e le preferenze affidabilmente espresse in precedenza. Parentela e presenza quotidiana sono essenziali per ricostruire valori e volontà, ma non attribuiscono da sole gli stessi poteri giuridici in ogni situazione. Dubbi o conflitti richiedono il percorso previsto dalla Legge 219/2017, non una decisione informale. Per il quadro generale consulti capacità decisionale, consenso e ruolo della famiglia.

La forma profonda continua prevista dalla legge

L’articolo 2 della Legge 219/2017 prevede che, nei casi di prognosi infausta a breve termine o imminenza della morte, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico possa ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore e con il consenso del paziente. Il ricorso o il rifiuto devono essere motivati e annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.3

Questa disposizione riguarda specificamente la forma profonda e continua. Non trasforma ogni sedazione palliativa nello stesso intervento e non elimina gli altri obblighi di appropriatezza, proporzionalità e informazione. La Legge 38/2010 tutela inoltre l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore nel rispetto di dignità, autonomia e qualità della vita.4

Che cosa dovrebbe risultare nel piano clinico

  • sofferenza osservata, sua intollerabilità e motivi della refrattarietà;
  • trattamenti eseguiti, esclusi o ritenuti sproporzionati e relativa motivazione;
  • prognosi, capacità decisionale, persone coinvolte, informazione e consenso;
  • obiettivo, profondità, durata e condizioni per rivalutare o modificare la sedazione;
  • farmaci, via, titolazione, prescrizioni condizionate e piano per le crisi;
  • monitoraggio di sollievo, vigilanza ed effetti indesiderati;
  • analgesia e altre terapie concomitanti, comprese le decisioni separate su idratazione e nutrizione;
  • professionisti responsabili, recapiti e alternative se il domicilio non è più sicuro.

Farmaci, analgesia e monitoraggio: ciò che conta per la sicurezza

La linea guida italiana SICP–SIAARTI suggerisce il midazolam come prima scelta in molte situazioni, con alternative o associazioni determinate da sintomo, risposta, setting, via disponibile, caratteristiche farmacologiche ed esperienza dell’équipe. La certezza delle prove è molto bassa e le raccomandazioni sono condizionali: non esiste uno schema pubblico adatto a ogni persona. Per questo la pagina non riporta dosaggi né conversioni da applicare autonomamente.2

Gli oppioidi trattano dolore e dispnea, non sono farmaci da aumentare con lo scopo di sedare. Se sono indicati vengono iniziati, proseguiti o corretti separatamente. Nel delirium possono essere necessari altri farmaci e può essere appropriato continuare il neurolettico già impiegato; il sedativo non sostituisce la ricerca di cause reversibili quando tale ricerca offre un beneficio realistico.

La via viene scelta in base alla rapidità necessaria, alla capacità di deglutire, agli accessi disponibili e al setting. A domicilio la via sottocutanea può essere utile in pazienti selezionati, ma richiede prescrizione, preparazione corretta, competenze e controllo: una pompa o un accesso non costituiscono da soli un piano assistenziale. Approfondimento: terapia sottocutanea nelle cure palliative.

Si monitora il sollievo, non soltanto il sonno

Le rivalutazioni osservano contemporaneamente comfort, segni di sofferenza, capacità di comunicare, vigilanza, respiro, secrezioni, effetti indesiderati e impatto sulla famiglia. Scale come RASS-PAL possono aiutare a descrivere il livello di sedazione; strumenti osservazionali possono sostenere la valutazione quando la persona non comunica. Nessun punteggio, da solo, dimostra che la sofferenza sia alleviata o sostituisce l’esame clinico.6

Frequenza e modalità dei controlli dipendono da stabilità, via, farmaco e fase. All’avvio e dopo ogni modifica il controllo deve essere più ravvicinato; quando il quadro è stabile può essere modulato senza abbandonare la sorveglianza. Se il sollievo è insufficiente o la coscienza è ridotta più del necessario, l’équipe ricalibra il piano.

Idratazione e nutrizione sono decisioni separate

Iniziare una sedazione non decide automaticamente se iniziare, proseguire, ridurre o sospendere idratazione e nutrizione clinicamente assistite. Per ciascun trattamento si considerano obiettivo, benefici realistici, possibili disagi, volontà e fase della malattia. La cornice EAPC sottolinea questa indipendenza decisionale.1 La guida su alimentazione e idratazione nel fine vita approfondisce il percorso.

La sedazione non ha lo scopo di abbreviare la vita: che cosa mostrano gli studi

Negli studi disponibili, prevalentemente osservazionali, una sedazione proporzionata eseguita nell’ambito delle cure palliative non è risultata associata a una sopravvivenza più breve. Un ampio studio multicentrico in hospice e una successiva coorte prospettica nel tumore avanzato non hanno rilevato una riduzione significativa della sopravvivenza nei pazienti sedati rispetto ai confronti considerati.78

Questi risultati non equivalgono alla prova che ogni modalità sia priva di rischio e non permettono di prevedere l’esito nel singolo caso. Le persone che ricevono sedazione sono molto fragili, protocolli e definizioni variano e non esistono studi randomizzati appropriati per molte domande. Proprio per questo indicazione, proporzionalità e monitoraggio non sono formalità: sono le garanzie cliniche essenziali.

Quando la sedazione palliativa può essere attuata a domicilio in Campania

Il domicilio può essere appropriato quando rispetta le preferenze della persona e offre condizioni cliniche e organizzative sufficienti. Non basta poter reperire un farmaco o posizionare una pompa. La linea guida italiana richiede che la sedazione avvenga su indicazione e sotto controllo medico; anche quando il medico non è continuamente presente, devono esistere controllo organizzato, comunicazioni tracciabili e documentazione firmata.2

Le condizioni minime da verificare

  • un’équipe o un medico responsabile che conosca il caso e confermi indicazione e obiettivi;
  • prescrizione individuale, farmaci, via e dispositivi disponibili prima dell’avvio;
  • professionisti formati per iniziare, titolare e rivalutare la terapia;
  • istruzioni scritte per controlli, farmaci al bisogno, problemi tecnici e mancato sollievo;
  • un riferimento clinico realmente raggiungibile e una soluzione alternativa per la notte o per le crisi;
  • un caregiver informato e disponibile, senza attribuirgli decisioni o manovre che competono ai professionisti;
  • possibilità di trasferimento in hospice o ospedale se sicurezza e continuità non sono più garantibili.

Una visita isolata, una prescrizione senza rivalutazione o uno scambio di messaggi non costituiscono una rete adeguata. Prima di parlare di fattibilità domiciliare vanno verificati il comune, il servizio già attivo, l’urgenza, la disponibilità territoriale, la sostenibilità per la famiglia e la possibilità concreta di rispondere a un peggioramento.

È possibile richiedere una visita palliativistica domiciliare in Campania, anche nelle province di Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento, secondo quadro clinico, territorio e condizioni di sicurezza. La valutazione può chiarire refrattarietà, alternative, volontà e setting; non conferma in anticipo l’indicazione né garantisce l’attuazione di una sedazione a domicilio.

Domande frequenti sulla sedazione palliativa

Parlare della sedazione palliativa significa iniziarla subito?

No. Il colloquio serve a chiarire la sofferenza, le alternative disponibili e le preferenze della persona. La valutazione può portare a modificare la terapia dei sintomi, a concordare un piano per eventuali crisi oppure a considerare la sedazione se esistono sofferenza intollerabile e refrattaria, consenso e condizioni assistenziali adeguate. La decisione viene rivalutata quando il quadro cambia; discuterne non autorizza automaticamente il trattamento.

La sedazione palliativa rende sempre incosciente la persona?

No. Profondità e durata dipendono dal sollievo necessario: la sedazione può essere lieve, intermedia o profonda e temporanea, intermittente o continua. Si ricerca il livello minimo capace di alleviare la sofferenza refrattaria; la sedazione profonda continua non è il punto di partenza automatico.

La sedazione palliativa accorcia la vita?

Non ha lo scopo di abbreviare la vita. Gli studi osservazionali disponibili, condotti soprattutto in persone con tumore avanzato assistite da cure palliative, non hanno rilevato una sopravvivenza più breve quando la sedazione è proporzionata e monitorata. Questi dati non sono però una garanzia assoluta sul singolo caso.

Morfina e sedazione palliativa sono la stessa cosa?

No. Gli oppioidi come la morfina trattano dolore e dispnea; non devono essere aumentati allo scopo di indurre incoscienza. La sedazione usa farmaci sedativi su indicazione medica e con un obiettivo, una titolazione e un monitoraggio specifici. Analgesia e sedazione vengono prescritte e rivalutate separatamente.

La famiglia può decidere la sedazione al posto del paziente?

Non automaticamente. La persona capace riceve informazioni comprensibili e decide. Se non è capace, l’équipe verifica disposizioni anticipate, pianificazione condivisa delle cure, fiduciario o rappresentante previsto dalla legge e volontà precedentemente espresse. I familiari sono interlocutori importanti, ma la parentela da sola non attribuisce sempre il potere di prestare o negare il consenso.

La sedazione palliativa può essere attuata a domicilio?

Può esserlo in casi selezionati, se esistono indicazione clinica, prescrizione individuale, professionisti formati, farmaci e dispositivi disponibili, istruzioni scritte, monitoraggio, un medico responsabile realmente raggiungibile e un piano per le crisi. Una visita isolata o un contatto WhatsApp non costituiscono una rete sufficiente.

Con la sedazione si sospendono nutrizione e idratazione?

Non automaticamente. Iniziare una sedazione e iniziare, proseguire, ridurre o sospendere nutrizione e idratazione clinicamente assistite sono decisioni distinte. Per ciascuna si valutano volontà, obiettivo, benefici realistici, disagi e fase della malattia.

Dopo una sedazione palliativa la persona può risvegliarsi?

Dipende dalla modalità concordata. Nelle forme temporanee o intermittenti può essere prevista una riduzione o interruzione per rivalutare il sintomo e, quando possibile, recuperare interazione. Nella sedazione profonda continua degli ultimi giorni, invece, un risveglio programmato può non essere coerente con l’obiettivo clinico. Il piano deve chiarirlo prima, salvo le urgenze.

Il consenso deve essere documentato?

Sì. Informazione, volontà della persona, eventuale rappresentanza e percorso decisionale devono essere documentati insieme a sofferenza refrattaria, trattamenti valutati, obiettivo, modalità, farmaci, monitoraggio e responsabilità assistenziali. Forma e sede della registrazione dipendono dal contesto clinico e dalle norme applicabili.

Responsabilità clinico-editoriale

Contenuto sotto la responsabilità clinico-editoriale del Dr. Francesco Paolo De Lucia, Medico - Chirurgo, perfezionato in Medicina e Cure Palliative - Terapia del Dolore.

Data originaria di pubblicazione: 12 agosto 2025. Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2026, con integrazione dello studio PALSED, del colloquio prima della decisione e delle indicazioni per richiedere una valutazione.

Fonti scientifiche, normative ed etiche

  1. Surges SM, Brunsch H, Jaspers B, et al. Revised European Association for Palliative Care recommended framework on palliative sedation: an international Delphi study. Palliative Medicine. 2024;38(2):213–228. doi:10.1177/02692163231220225.
  2. SIAARTI, SICP. Linea guida sulla sedazione palliativa nell’adulto, versione 1.1. Sistema Nazionale Linee Guida, 2023. Documento integrale.
  3. Legge 22 dicembre 2017, n. 219, articolo 2. Testo vigente su Normattiva.
  4. Legge 15 marzo 2010, n. 38. Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Testo vigente su Normattiva.
  5. Comitato Nazionale per la Bioetica. Sedazione palliativa profonda continua nell’imminenza della morte. 29 gennaio 2016. Parere ufficiale.
  6. Belar A, Arantzamendi M, Payne S, et al. How to measure the effects and potential adverse events of palliative sedation? An integrative review. Palliative Medicine. 2021;35(2):295–314. doi:10.1177/0269216320974264.
  7. Maltoni M, Pittureri C, Scarpi E, et al. Palliative sedation therapy does not hasten death: results from a prospective multicenter study. Annals of Oncology. 2009;20(7):1163–1169. doi:10.1093/annonc/mdp048.
  8. Yokomichi N, Morita T, Yamaguchi T, et al. Effect of continuous deep sedation on survival in patients with advanced cancer: a propensity score-weighted analysis of a prospective cohort study. Palliative Medicine. 2022. doi:10.1177/02692163211057754.
  9. Rijpstra M, Kuip E, Belar A, et al. Clinical decision-making on palliative sedation in European palliative care settings: a prospective multicentre observational study (PALSED). BMC Palliative Care. Pubblicato online il 25 settembre 2026; versione anticipata accettata. doi:10.1186/s12904-026-02347-y.

Linee guida italiane utilizzate
La prima parte della linea guida SICP–SIAARTI, dedicata a definizioni, tipologie e trattamento farmacologico, è il documento finale qui utilizzato. Nella verifica del 26 agosto 2026, la seconda parte sul portale ISS, dedicata ad aspetti comunicativi, etici e organizzativi, risultava in fase di valutazione. L’integrazione su PALSED non modifica questo riferimento documentale né presenta la seconda parte come raccomandazione finale SNLG.

Informazione e sicurezza

Queste informazioni non sostituiscono una valutazione medica. In caso di grave emergenza improvvisa e in assenza di un diverso piano palliativo condiviso, contatti il servizio di emergenza.

Un primo orientamento

Dolore, affanno o agitazione persistono nonostante le cure?

In assenza di segnali urgenti, una valutazione di terapia del dolore e cure palliative domiciliari in Campania può riesaminare sintomi, trattamenti e piano assistenziale, in raccordo con i curanti. La visita non conferma in anticipo l’indicazione alla sedazione. Nel primo messaggio indichi solo comune, età della persona, problema principale e servizio richiesto. Eventuali dettagli clinici o referti saranno richiesti in seguito, se necessari.

Richieda una valutazione dei sintomiChiami il 328 302 5659Messaggi non monitorati in tempo reale. Questo contatto non è un servizio di emergenza.