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Sedazione palliativa: indicazioni, consenso e assistenza

Sedazione palliativa: sofferenza refrattaria, proporzionalità, consenso, Legge 219/2017, monitoraggio e condizioni per l’assistenza a domicilio.

La sedazione palliativa è un trattamento proporzionato per alleviare una sofferenza refrattaria nelle fasi avanzate o finali di malattia. Riduce la vigilanza soltanto nella misura necessaria al sollievo. Non coincide con l’eutanasia, non sostituisce la terapia del dolore e non può essere avviata senza valutazione, consenso o quadro decisionale appropriato, prescrizione e controllo medico.

In breve
Un sintomo è refrattario quando non può essere adeguatamente controllato con interventi tollerabili in un tempo compatibile con le condizioni della persona. La sedazione non è la risposta automatica a dolore, dispnea, delirium o sofferenza esistenziale: prima si verifica ciò che è reversibile e si definiscono obiettivi, profondità, durata, monitoraggio e piano per le crisi.

Che cos’è la sedazione palliativa

È l’uso monitorato di farmaci sedativi con l’obiettivo di ridurre la percezione di una sofferenza refrattaria. Il principio guida è la proporzionalità: si cerca il livello minimo di riduzione della coscienza capace di ottenere sollievo, rivalutandolo nel tempo.

Può essere lieve o profonda, intermittente o continua, temporanea oppure mantenuta nella fase finale. Queste categorie descrivono modalità diverse e non autorizzano un percorso prestabilito. La profondità dipende dal sintomo, dalla risposta e dalle preferenze della persona; il controllo della sofferenza, non un punteggio fisso di sedazione, resta l’obiettivo.

Quando una sofferenza può essere considerata refrattaria

Dispnea, delirium, dolore, emorragia o altri sintomi possono diventare refrattari. La valutazione deve chiedere se esistono trattamenti efficaci, se il loro beneficio può arrivare in tempo e se il peso o i rischi sarebbero accettabili. Una terapia non ancora provata non è obbligatoria quando richiede tempo non disponibile o comporta un onere sproporzionato, ma la ragione deve essere clinicamente motivata e documentata.

La sofferenza psicologica o esistenziale richiede una valutazione particolarmente accurata e, quando possibile, multidisciplinare. Depressione, delirium, conflitti, isolamento e bisogni spirituali possono modificare sia la sofferenza sia la capacità decisionale. La sedazione non deve diventare una risposta alla mancanza di assistenza o di supporto.

Come si decide: persona, rappresentanza, équipe e documentazione

Quando la persona è capace di decidere, riceve informazioni comprensibili su obiettivo, alternative, conseguenze attese e incertezze ed esprime il proprio consenso. I familiari partecipano se la persona lo desidera, ma non sostituiscono automaticamente il suo consenso.

Se la persona non è più capace, il medico ricostruisce le volontà attraverso disposizioni anticipate di trattamento, pianificazione condivisa, fiduciario o rappresentante previsto dalla legge e informazioni affidabili sulle preferenze espresse. Capacità, urgenza e quadro giuridico devono essere valutati nel caso concreto.

La decisione deve riportare in cartella sintomo refrattario, trattamenti considerati, obiettivo, modalità, farmaci, monitoraggio, responsabilità e comunicazioni. La linea guida SICP–SIAARTI specifica che la sedazione deve avvenire su indicazione e sotto controllo medico, anche quando il controllo è organizzato a distanza: non equivale a lasciare il caregiver senza una rete clinica responsabile.

Che cosa prevede la Legge 219/2017

L’articolo 2 disciplina specificamente la sedazione palliativa profonda continua nei casi di prognosi infausta a breve termine o imminenza della morte, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, in associazione con la terapia del dolore e con il consenso del paziente. Ricorso o rifiuto devono essere motivati e annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

Questi criteri legali riguardano la forma profonda e continua descritta dalla norma. Non vanno semplificati in una formula generica né usati per ignorare la proporzionalità clinica.

Farmaci, analgesia e monitoraggio

Le linee guida italiane indicano il midazolam come farmaco di riferimento in molte situazioni e descrivono alternative in base al sintomo e alla risposta. La certezza delle prove farmacologiche è molto bassa e le raccomandazioni sono condizionali: scelta, via e titolazione devono essere individualizzate. Per evitare che una pagina destinata anche a pazienti e caregiver venga usata come protocollo, qui non sono riportati schemi di dose.

Gli oppioidi trattano dolore e dispnea; non devono essere aumentati con lo scopo di ottenere sedazione. Se già necessari, vengono proseguiti o adeguati separatamente. Nel delirium possono essere indicati altri farmaci, ma il sedativo non sostituisce la ricerca di ritenzione, fecaloma, tossicità o altre cause reversibili quando tale ricerca è proporzionata.

Il monitoraggio valuta contemporaneamente sollievo, segni di sofferenza, vigilanza, respiro, secrezioni, effetti indesiderati e bisogni della famiglia. Scale come RASS-PAL possono aiutare a documentare il livello di sedazione, ma non definiscono da sole l’obiettivo. Se il sollievo è insufficiente o la sedazione è più profonda del necessario, il piano viene ricalibrato.

Idratazione e nutrizione sono decisioni separate

Iniziare una sedazione non decide automaticamente se proseguire, iniziare o sospendere idratazione e nutrizione artificiali. Benefici, disagi, obiettivi e volontà devono essere valutati separatamente. La revisione EAPC sottolinea questa indipendenza decisionale.

Quando può essere attuata a domicilio

Il domicilio può essere appropriato quando condizioni cliniche e organizzative lo consentono. Occorrono prescrizione individuale, farmaci e dispositivi disponibili, professionisti formati, indicazioni scritte, controllo medico, possibilità di rivalutazione e un riferimento realmente raggiungibile. Il caregiver deve sapere che cosa osservare, chi chiamare e che cosa fare se il sintomo non è controllato o compare una complicanza.

La possibilità di fare una sedazione a casa non deve essere promessa prima di verificare territorio, équipe già attiva, urgenza, condizioni della persona e sostenibilità per la famiglia. Se continuità e risposta alle crisi non possono essere garantite, hospice o ospedale possono essere setting più sicuri.

Perché non è eutanasia

Nella sedazione palliativa l’intenzione è alleviare una sofferenza refrattaria; i farmaci vengono titolati proporzionalmente e l’esito cercato è il sollievo. Nell’eutanasia l’intenzione e l’atto sono diretti a provocare la morte. Obiettivo, procedura e risultato atteso sono quindi differenti.

Gli studi disponibili, prevalentemente osservazionali, non mostrano una riduzione della sopravvivenza attribuibile a una sedazione proporzionata e correttamente condotta. Non è però scientificamente corretto trasformare questo dato in una garanzia assoluta per ogni singolo caso.

Domande frequenti

La sedazione palliativa significa rendere sempre incosciente la persona?

No. Può avere profondità e durata diverse. Si cerca il livello minimo necessario al sollievo, salvo situazioni nelle quali una sedazione più profonda sia proporzionata e concordata.

La famiglia può chiedere o rifiutare la sedazione al posto del paziente?

La famiglia è importante nella comunicazione, ma non sostituisce automaticamente la volontà della persona. Se manca la capacità decisionale, si applicano DAT, pianificazione condivisa, rappresentanza prevista e ricostruzione delle volontà secondo la legge.

Si sospendono gli oppioidi?

Non automaticamente. Gli oppioidi continuano a trattare dolore e dispnea quando indicati; non vengono usati come sedativi e sono rivalutati separatamente.

È possibile garantire che il sintomo scompaia?

No. L’équipe verifica ripetutamente sollievo e vigilanza e modifica il piano. La comunicazione deve includere anche l’incertezza e ciò che verrà fatto se la prima strategia non basta.

Responsabilità clinico-editoriale

Contenuto sotto la responsabilità clinico-editoriale del Dr. Francesco Paolo De Lucia, Medico - Chirurgo, perfezionato in Medicina e Cure Palliative - Terapia del Dolore.

Data originaria di pubblicazione: 12 agosto 2025. Ultima revisione scientifica: 13 agosto 2026.

Bibliografia essenziale

  1. Surges SM, Brunsch H, Jaspers B, et al. Revised European Association for Palliative Care recommended framework on palliative sedation. Palliative Medicine. 2024;38(2):213–228. doi:10.1177/02692163231220225.
  2. SIAARTI, SICP. Linea guida sulla sedazione palliativa nell’adulto, versione 1.1. Sistema Nazionale Linee Guida, 2023. Documento integrale.
  3. Legge 22 dicembre 2017, n. 219, articolo 2. Testo vigente su Normattiva.
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