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Cure palliative nella demenza: quando iniziare e come pianificare l’assistenza

Nella demenza le cure palliative possono iniziare in base ai bisogni, senza attendere una fase terminale. Sintomi, capacità decisionale, volontà della persona e carico assistenziale guidano un piano condiviso e rivedibile.

Persona anziana con demenza partecipa a un colloquio domiciliare con una caregiver e un professionista sanitario

Illustrazione editoriale di una persona con demenza coinvolta nel proprio piano assistenziale insieme a caregiver e professionista; non rappresenta una persona reale.

Guida 2026 per persone con demenza, familiari e caregiver · bisogni, decisioni e continuità assistenziale

In sintesi

La demenza rientra in un quadro più ampio di malattie non oncologiche progressive, pur richiedendo criteri e decisioni specifici. Veda la guida alle grandi insufficienze d’organo.

Nella demenza, comunicazione, capacità decisionale e carico del caregiver richiedono una valutazione dei bisogni che non può essere ridotta a uno stadio o a una previsione di sopravvivenza. Approfondisca come riconoscere i bisogni palliativi.

Le cure palliative nella demenza non iniziano soltanto negli ultimi giorni

La demenza è una malattia progressiva, ma la sua traiettoria può durare anni ed è spesso imprevedibile. L’approccio palliativo può essere offerto fin dalla diagnosi, in modo flessibile e basato sui bisogni: aiuta a controllare i sintomi, sostenere autonomia e identità, preparare le decisioni future e ridurre il carico della famiglia. Non sostituisce le cure neurologiche, geriatriche o riabilitative e non richiede di definire la persona “terminale”.12

La competenza palliativa specialistica diventa particolarmente utile quando compaiono dolore o altri sintomi difficili, grave dipendenza, disfagia, infezioni o ricoveri ricorrenti, decisioni su trattamenti e luogo di cura, oppure una crisi del caregiver. Il criterio centrale è la complessità presente, non una soglia prognostica isolata.

Prima la sicurezza

Un cambiamento improvviso non va attribuito automaticamente alla demenza

Chiami il 112/118 in caso di mancata risposta, grave difficoltà respiratoria o colorito bluastro, soffocamento, nuova crisi epilettica, segni improvvisi compatibili con ictus, emorragia importante, trauma maggiore o rapido collasso. Se la persona è in fase terminale nota e dispone di un piano clinico scritto con un’équipe immediatamente reperibile, contatti anche il numero indicato nel piano; se la risposta non è rapida o vi è dubbio, chiami il 112/118.

Richieda una valutazione clinica urgente o nella stessa giornata per confusione o sonnolenza comparsa in ore o giorni, febbre o ipotermia con peggioramento, nuova difficoltà a deglutire, riduzione improvvisa di cibo e liquidi, vomito persistente, marcata riduzione delle urine, nuovo dolore o caduta. Un quadro acuto o fluttuante può essere delirium e avere cause trattabili.8

Una cura aggiuntiva, non una rinuncia

Che cosa fanno davvero le cure palliative nella demenza

La demenza comprende condizioni diverse, tra cui malattia di Alzheimer, demenza vascolare, forme miste, demenza a corpi di Lewy e demenze frontotemporali. Decorso, sintomi e risposta agli interventi non sono identici. In tutte le forme, però, la progressiva difficoltà a comunicare, muoversi, alimentarsi e prendere decisioni può creare bisogni che la sola gestione cognitiva non riesce a coprire.

Le cure palliative aggiungono un metodo: valutano insieme sintomi fisici, funzione, umore e comportamento, relazioni, valori della persona, bisogni spirituali e sostenibilità dell’assistenza. Il piano non è fissato una volta per tutte. Può dare priorità al mantenimento della funzione in una fase e al comfort in un’altra, senza perdere di vista identità, legami e ciò che rende la vita ancora significativa per quella persona.

Il modello internazionale più recente sugli obiettivi di cura nella demenza non riduce tutto alla scelta tra “prolungare la vita” e “dare comfort”. Include anche tutela dell’identità e della persona, mantenimento della funzione possibile, sostegno alla famiglia e accompagnamento delle perdite che si accumulano nel tempo.4

Trattamenti della malattia e delle comorbilità

  • valutano terapie cognitive e disturbi neurologici;
  • trattano problemi acuti e condizioni reversibili;
  • mantengono funzione e partecipazione quando possibile;
  • gestiscono pressione, diabete, infezioni e altre comorbilità.

Approccio palliativo

  • rende visibili dolore e sintomi non riferibili;
  • chiarisce obiettivi e proporzionalità degli interventi;
  • prepara crisi, luogo di cura e decisioni future;
  • sostiene caregiver, relazioni e continuità.

Bisogni, non etichette

Quando una valutazione palliativa specialistica può aggiungere valore

Non esiste un singolo test di accesso. È più utile osservare ciò che sta diventando difficile da controllare. Un solo segnale non definisce la fase terminale; più problemi persistenti o ripetuti indicano però che il piano merita una revisione strutturata.

Tabella: Cure palliative nella demenza: quando iniziare e come pianificare l’assistenza
SituazioneChe cosa va chiaritoPossibile contributo palliativo
Sintomi persistentiDolore, dispnea, stipsi, secrezioni, insonnia, ansia o agitazione non controllati.Valutazione sistematica, revisione dei farmaci e obiettivi misurabili.
Declino funzionaleDipendenza crescente, cadute, allettamento, lesioni da pressione o difficoltà nelle cure quotidiane.Priorità assistenziali, prevenzione del disagio e adattamento del setting.
Disfagia o riduzione dell’apportoCausa acuta o progressiva, sicurezza, volontà e beneficio atteso degli interventi.Decisione condivisa, assistenza orale e coordinamento con competenze nutrizionali e logopediche.
Crisi ripetuteDelirium, infezioni, accessi urgenti o ricoveri dai quali il recupero è sempre minore.Piano anticipato su ciò che può essere gestito a casa e su quando serve l’ospedale.
Decisioni complesseAntibiotici, nutrizione artificiale, rianimazione, trasferimenti o sedazione.Proporzionalità, volontà conosciute, rappresentanza e documentazione.
Crisi del caregiverInsonnia, paura, conflitto familiare, impossibilità pratica o rischio di esaurimento.Sostegno, semplificazione del piano e valutazione di sollievo o cambio di setting.

Questa pagina offre il quadro complessivo su integrazione palliativa, decisioni e continuità. Per problemi specifici sono disponibili gli approfondimenti su agitazione notturna, dolore non espresso e peggioramento improvviso e delirium. Quando più cambiamenti progrediscono insieme, la guida sui segnali del fine vita aiuta a distinguere la traiettoria dalle ultime settimane alle ore finali senza dedurre automaticamente una prognosi.

Scenari, non scadenze

Demenza avanzata e prognosi: perché una data precisa è raramente affidabile

La demenza avanzata viene riconosciuta da una combinazione di grave compromissione cognitiva, dipendenza nelle attività quotidiane, comunicazione molto ridotta, perdita della mobilità e complicanze come disfagia, infezioni o malnutrizione. Questa descrizione aiuta a organizzare l’assistenza, ma non permette da sola di stabilire se restino giorni, mesi o più tempo.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026, condotta su persone con demenza residenti in strutture assistenziali, ha identificato undici strumenti per stimare la mortalità a sei mesi nella demenza avanzata. Le prestazioni iniziali più promettenti non si sono confermate in modo affidabile nelle validazioni. FAST, ADEPT e altri modelli possono ordinare informazioni e descrivere il rischio di gruppi, ma non devono diventare una sentenza sul singolo paziente.6

È più utile descrivere la traiettoria: frequenza delle infezioni, capacità di recuperare dopo una crisi, deglutizione, peso, mobilità, vigilanza, comorbilità e carico sintomatologico. La prognosi va rivalutata dopo ogni cambiamento importante. La guida sulla valutazione prognostica in cure palliative spiega come integrare strumenti, andamento e incertezza senza offrire false precisioni.

Osservare, trattare, rivalutare

Come valutare i sintomi quando il linguaggio non è più affidabile

La perdita del linguaggio non elimina dolore, nausea, dispnea, paura o solitudine. Cambia il modo in cui questi problemi vengono riconosciuti. Il punto di partenza è conoscere il comportamento abituale della persona e confrontarlo con ciò che osserviamo ora.

Per il dolore si considerano mimica, lamenti o vocalizzazioni, respiro, rigidità, protezione di una parte del corpo, rifiuto del movimento, consolabilità e modifiche di sonno, appetito e interazione. Scale come PAINAD possono rendere l’osservazione più coerente tra caregiver e professionisti, ma non sono un numero esatto dell’intensità e non distinguono automaticamente dolore, paura, delirium o bisogno relazionale. Ogni intervento deve essere seguito da una nuova osservazione.17

Un approccio recente, l’EMBED-Care Framework, propone una valutazione multidimensionale collegata a priorità concordate e strumenti decisionali. Il valore non sta nell’applicazione digitale in sé, ma nel passaggio ordinato da bisogno osservato a causa possibile, azione e rivalutazione.5

Una valutazione ripetibile dovrebbe registrare

  • che cosa è cambiato rispetto al livello abituale e in quanto tempo;
  • comportamenti osservati e possibili cause fisiche o ambientali;
  • farmaci nuovi, dosi modificate, cadute, alvo, diuresi e sonno;
  • intervento effettuato e risultato concreto dopo un tempo definito;
  • percezione del caregiver e sostenibilità del piano.

La velocità del cambiamento conta

Progressione della demenza o delirium?

La demenza tende a modificarsi lentamente. Il delirium compare invece in ore o giorni, fluttua durante la giornata e altera attenzione, vigilanza, comportamento, mobilità, sonno e capacità di alimentarsi. Può manifestarsi con agitazione evidente, ma anche con silenzio, rallentamento e sonnolenza.

Dolore, infezione, disidratazione, stipsi, ritenzione urinaria, ipossia, squilibri metabolici, trauma e farmaci sono cause frequenti. Quando non è possibile distinguere con sicurezza delirium e peggioramento della demenza, NICE raccomanda di valutare e gestire prima il delirium. Questo evita che un problema potenzialmente reversibile venga scambiato per una fase irreversibile.8

La guida dedicata su demenza e peggioramento improvviso approfondisce segnali, cause e tempi della valutazione.

Prima le cause, poi i farmaci

Dolore, agitazione, dispnea e disturbi del comportamento

Agitazione, urla, aggressività, rifiuto delle cure, insonnia o deambulazione persistente non sono diagnosi e non indicano automaticamente la necessità di un sedativo. Possono esprimere dolore, paura, un ambiente troppo rumoroso, bisogno di muoversi, fame, sete, stipsi, ritenzione urinaria, infezione, dispnea o delirium. La sequenza più sicura è cercare le cause, adattare comunicazione e ambiente, trattare i sintomi identificati e rivalutare.

Per riconoscere il dolore non verbale e comprendere il ruolo delle scale è disponibile la guida demenza avanzata e dolore. Per le crisi serali o notturne consulti demenza e agitazione notturna. Se il problema compare durante la terapia, la guida su che cosa fare quando una persona con demenza rifiuta i farmaci distingue opposizione, effetti avversi, disfagia e capacità decisionale. Questi contenuti spiegano il singolo problema; qui il punto è che ogni sintomo deve entrare in un unico piano, evitando sovrapposizioni, polifarmacia e risposte automatiche.

La sedazione palliativa non è un trattamento ordinario della demenza, della deambulazione persistente o del carico familiare. La sedazione palliativa profonda continua prevista dalla Legge 219/2017 può essere considerata in presenza di prognosi infausta a breve termine o imminenza della morte e di sofferenza refrattaria. Il percorso di consenso deve essere valido e documentato; se la persona non può decidere, si verificano DAT, pianificazione condivisa e specifici poteri dell’eventuale rappresentante legale. Il solo assenso familiare non è sufficiente. Non ha lo scopo di provocare la morte. La pagina sulla sedazione palliativa ne descrive criteri e limiti senza fornire protocolli da applicare autonomamente.

Problemi diversi, decisioni diverse

Disfagia, riduzione dell’alimentazione, PEG e idratazione

Una riduzione lenta di cibo e liquidi può accompagnare la progressione della malattia. Un cambiamento improvviso richiede invece di cercare delirium, infezione, dolore, stipsi, nausea, problemi della bocca o dei denti, effetti farmacologici e una nuova disfagia. Non si deve concludere automaticamente che la persona “non voglia più mangiare” o che sia entrata negli ultimi giorni.

ESPEN 2024 raccomanda valutazione nutrizionale, assistenza durante i pasti, cura orale, adattamento individuale di cibi e bevande e trattamento delle cause correggibili. Nutrizione o idratazione artificiali possono essere considerate temporaneamente nella demenza lieve o moderata quando una condizione reversibile impedisce un apporto adeguato. Non sono raccomandate di routine nella demenza severa o nella fase terminale.9

Nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari ai sensi della Legge 219/2017: iniziarli, non iniziarli o sospenderli richiede un valido percorso di consenso e, quando la persona non può decidere, la verifica di DAT, pianificazione condivisa e poteri dell’eventuale rappresentante. Non iniziare una PEG o sospendere un trattamento divenuto sproporzionato non significa interrompere le cure. Continuano alimentazione assistita quando sicura e accettata, cura della bocca, controllo dei sintomi e sostegno relazionale. La guida su che cosa fare quando la persona non mangia o non beve affronta le cause quotidiane; quella su PEG, sondino e flebo nella demenza avanzata approfondisce evidenze, rischi e prove temporanee.

Beneficio possibile e carico del trattamento

Infezioni, antibiotici e ricovero: evitare sia automatismi sia abbandono

Polmoniti, infezioni urinarie e altre complicanze diventano più frequenti con fragilità, disfagia e immobilità. Non è corretto affermare che gli antibiotici siano sempre inutili, né che debbano sempre essere usati. La decisione considera probabilità e gravità dell’infezione, possibilità di recupero, via di somministrazione, effetti avversi, volontà della persona e obiettivo di cura. Indipendentemente dalla decisione sugli antibiotici, vanno valutati e alleviati dolore, dispnea, disagio associato alla febbre e manifestazioni del delirium, ricercandone le cause trattabili quando proporzionato.

Lo stesso vale per l’ospedale. La familiarità del domicilio o della struttura può ridurre disorientamento e delirium, ma fratture, emorragie, crisi epilettiche, trauma, grave difficoltà respiratoria o sintomi non controllabili possono richiedere un setting ospedaliero. NICE raccomanda di bilanciare il bisogno medico attuale con i possibili danni del ricovero e di considerare il piano assistenziale già condiviso.2

Coinvolgere la persona quanto più possibile

Capacità, consenso, DAT e pianificazione condivisa delle cure

Una diagnosi di demenza non rende automaticamente incapaci. La capacità va valutata rispetto alla decisione concreta e nel momento in cui viene presa. Dolore, delirium, deficit uditivi o visivi e difficoltà comunicative possono ridurre temporaneamente la partecipazione e vanno corretti o compensati quando possibile. La Legge 219/2017 richiede di valorizzare le capacità residue e di coinvolgere comunque la persona nella relazione di cura.12

Le DAT sono redatte da una persona maggiorenne e capace in previsione di una futura incapacità e possono nominare un fiduciario. La pianificazione condivisa delle cure prevista dall’articolo 5 riguarda invece il percorso di una malattia cronica e invalidante oppure caratterizzata da evoluzione inarrestabile con prognosi infausta: viene costruita tra paziente e medico, documentata e aggiornata quando condizioni o preferenze cambiano. Non sono sinonimi.

Quando la persona non può esprimere un consenso valido, si verificano DAT, pianificazione, volontà precedentemente manifestate e poteri dell’eventuale rappresentante legale. Il coniuge, il figlio o il caregiver non acquisiscono automaticamente il potere di decidere. Il fiduciario deriva dalle DAT; i poteri sanitari dell’amministratore di sostegno dipendono dal decreto del giudice.16 Se il rappresentante rifiuta cure che il medico ritiene appropriate e necessarie, oppure sorge il conflitto previsto dalla disciplina delle DAT, la decisione può essere rimessa al giudice tutelare secondo la Legge 219/2017. L’approfondimento su chi decide le cure quando il paziente non è lucido distingue valutazione clinica, familiari, fiduciario e amministratore di sostegno.

Il consenso EAPC 2025 suggerisce di avviare la pianificazione anticipata intorno alla diagnosi, quando la persona può partecipare pienamente, e di affrontare gli aspetti più direttamente legati alla fine della vita con tempi e linguaggio personalizzati. Non è una conversazione unica: va ripresa almeno dopo cambiamenti clinici importanti e ogni volta che il piano non rappresenta più i valori o la situazione reale.10 L’advance care planning descritto dal consenso EAPC è un processo clinico e comunicativo più ampio e non coincide automaticamente con le DAT o con la pianificazione condivisa disciplinata dalla legge italiana.

Il luogo giusto può cambiare

Domicilio, struttura residenziale, ospedale e hospice

Le cure palliative non coincidono con l’hospice. Possono essere offerte a domicilio, in ambulatorio, in ospedale, nelle strutture residenziali e in hospice. La scelta dipende da complessità dei sintomi, stabilità, rete disponibile, preferenze, caratteristiche della casa e sostenibilità per la famiglia.

Il domicilio può conservare riferimenti familiari e ridurre trasferimenti, ma richiede un piano scritto, professionisti reperibili secondo modalità definite, farmaci e presidi realmente disponibili e un caregiver che non venga lasciato solo con responsabilità cliniche improprie. L’hospice può essere valutato, nel rispetto dei criteri clinici e organizzativi di accesso, quando i bisogni non sono controllabili a domicilio o la rete non riesce più a garantire un’assistenza sicura. Chiedere un cambio di setting non è un fallimento.

Un piano di assistenza dovrebbe chiarire

  • stato cognitivo, funzione, deglutizione e sintomi abituali;
  • chi contattare di giorno, fuori orario e in emergenza;
  • quali cambiamenti richiedono valutazione, ricovero o gestione a casa;
  • come somministrare i farmaci se la deglutizione peggiora, senza modifiche autonome;
  • decisioni già documentate e chi possiede una rappresentanza formale;
  • quale supporto concreto è disponibile per il caregiver.

Per comprendere i diversi setting è disponibile la guida sulle differenze tra cure palliative, assistenza domiciliare e hospice.

La famiglia è parte dell’unità di cura

Sostenere il caregiver significa anche proteggere la persona assistita

La demenza può richiedere sorveglianza continua, assistenza nei pasti e nell’igiene, gestione dei farmaci, veglia notturna e decisioni emotivamente difficili. Insonnia, depressione, ansia, isolamento e conflitto familiare non sono effetti secondari irrilevanti: modificano la sicurezza e la sostenibilità del piano.

Il caregiver dovrebbe ricevere informazioni comprensibili sulla traiettoria, addestramento per compiti concreti, un referente stabile, possibilità di sollievo e spazio per dire che il domicilio non è più sostenibile. Non gli va chiesto di diagnosticare delirium, interpretare da solo una scala, decidere dosi o assumere una rappresentanza che non possiede.

La guida sul caregiver familiare nel 2026 approfondisce tutele già operative, Registro della Campania, segnali di sovraccarico e criteri per rivalutare il domicilio senza colpevolizzare la famiglia.

Il programma istituzionale WHO iSupport offre un modello di formazione e sostegno per chi assiste una persona con demenza. La linea guida italiana raccomanda inoltre di valutare formalmente i bisogni del caregiver e di offrire supporto psicologico e interventi di sollievo quando indicati.111

Trasparenza scientifica

Cosa sappiamo e cosa resta incerto

Cosa sappiamo

Le persone con demenza possono avere bisogni palliativi dalla diagnosi; sintomi e problemi psicosociali sono spesso sottoriconosciuti. Pianificazione, valutazione strutturata, continuità e coinvolgimento della famiglia migliorano diversi processi di cura. Nutrizione artificiale routinaria nella demenza severa non è raccomandata, mentre assistenza orale e sollievo restano sempre parte della cura.

Cosa resta incerto

Molti studi sono piccoli, eterogenei e condotti in sistemi diversi da quello italiano. Le revisioni non identificano un unico modello domiciliare superiore e gli strumenti prognostici non prevedono con precisione la morte del singolo paziente. È corretto promettere metodo, rivalutazione e continuità; non è corretto promettere sopravvivenza, assenza di ricoveri o un esito individuale.

La revisione Cochrane sulle cure palliative nella demenza avanzata segnala possibili miglioramenti di comfort e processi decisionali, ma con certezza spesso bassa.3 Una revisione più recente degli interventi domiciliari di fine vita conferma risultati disomogenei e la necessità di modelli meglio valutati.15

Valutazione domiciliare in Campania · dopo avere escluso un’urgenza

Sintomi, decisioni o carico assistenziale stanno rendendo difficile la gestione a casa?

Per persone che si trovano in Campania può essere valutata una visita palliativistica domiciliare per rivedere dolore e altri sintomi, cambiamenti cognitivi, sicurezza dei farmaci, deglutizione, obiettivi, bisogni del caregiver e piano delle crisi, coordinandosi con medico curante e servizi già attivi.

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Il contatto non è monitorato in tempo reale e non è un servizio di emergenza. Nel primo messaggio indichi solo comune, età della persona, problema principale e servizio richiesto. Eventuali dettagli clinici o referti saranno richiesti in seguito, se necessari.

Domande frequenti

Dubbi comuni sulle cure palliative nella demenza

Quando dovrebbero iniziare le cure palliative nella demenza?

L’approccio palliativo può essere introdotto fin dalla diagnosi e adattato ai bisogni nel tempo. Una valutazione specialistica diventa particolarmente utile quando sintomi, dipendenza, ricoveri, disfagia, decisioni complesse o carico del caregiver rendono fragile l’assistenza. Non occorre attendere una previsione di vita breve.

Iniziare le cure palliative significa interrompere le terapie per la demenza?

No. Cure palliative, trattamento delle comorbilità, riabilitazione possibile e terapie specifiche possono procedere insieme. Il piano viene ricalibrato nel tempo, mantenendo gli interventi che offrono un beneficio realistico e riducendo quelli divenuti sproporzionati.

Demenza avanzata significa che la morte è imminente?

No. La demenza avanzata indica una grave compromissione cognitiva e funzionale, ma non consente da sola di stabilire quanto tempo rimane. Deglutizione, infezioni, perdita di peso, mobilità, comorbilità e recupero dopo le crisi aiutano a costruire scenari, senza fornire una data individuale affidabile.

Un peggioramento improvviso è sempre dovuto alla progressione della demenza?

No. Un cambiamento comparso in ore o giorni può essere delirium e richiede di cercare dolore, infezione, disidratazione, stipsi, ritenzione urinaria, ipossia, effetti dei farmaci, trauma o altre cause. Se non è chiaro se si tratti di delirium o demenza, la priorità è valutare e gestire il possibile delirium.

Come si riconosce il dolore quando la persona non riesce a parlare?

Si osservano mimica, vocalizzazioni, respiro, postura, protezione di una parte del corpo, consolabilità e cambiamenti rispetto al comportamento abituale. Scale come PAINAD possono rendere l’osservazione più sistematica, ma non misurano da sole l’intensità esatta e non sostituiscono la ricerca della causa e la rivalutazione dopo l’intervento.

La PEG è sempre vietata nella demenza?

No, ma nella demenza severa non è raccomandata di routine e non esistono prove affidabili di un beneficio generale su sopravvivenza, qualità di vita o prevenzione dell’aspirazione. Un supporto artificiale temporaneo può essere valutato nella demenza lieve o moderata davanti a una causa reversibile, definendo obiettivo, durata della prova e criteri di sospensione.

Le infezioni devono essere sempre trattate con antibiotici o con un ricovero?

Non esiste una regola valida per tutti. Si considerano gravità e probabilità dell’infezione, possibilità di recupero, via di somministrazione, effetti avversi, volontà della persona, obiettivo di cura e capacità del domicilio di controllare i sintomi. Vanno comunque valutati e alleviati dolore, dispnea, disagio associato alla febbre e manifestazioni del delirium, cercando le cause trattabili quando proporzionato.

Chi decide se la persona con demenza non è più capace di esprimere un consenso?

La diagnosi non trasferisce automaticamente le decisioni ai familiari. Si verificano capacità residue, DAT, pianificazione condivisa e poteri dell’eventuale rappresentante legale. Il fiduciario deriva dalle DAT; i poteri dell’amministratore di sostegno dipendono dal decreto del giudice. La persona va coinvolta quanto più possibile.

La persona con demenza può essere assistita a casa o in hospice?

Sì, quando bisogni, sicurezza, disponibilità della rete e sostenibilità per il caregiver lo permettono. Le cure palliative possono essere offerte a domicilio, in ambulatorio, in ospedale, nelle strutture residenziali o in hospice. L’hospice è un possibile setting della malattia avanzata, non il sinonimo delle cure palliative.

Responsabilità clinico-editoriale

Dr. Francesco Paolo De Lucia

Medico - Chirurgo, perfezionato in Medicina e Cure Palliative - Terapia del Dolore. La guida integra sintomi, proporzionalità, pianificazione e sostegno del caregiver; non sostituisce la valutazione neurologica, geriatrica, nutrizionale, logopedica o legale richiesta dal singolo caso.

Consulti il metodo editoriale e di aggiornamento

Fonti scientifiche, istituzionali e normative

Revisione sostanziale del 21 agosto 2026. Il testo è stato confrontato con linee guida, revisioni sistematiche, documenti di consenso e norme vigenti. Le raccomandazioni devono essere adattate alla persona, al setting e ai servizi disponibili.

  1. Italian guideline on diagnosis and treatment of dementia and mild cognitive impairment. Age and Ageing. 2024. DOI 10.1093/ageing/afae250. Linea guida ISS e Ministero della Salute.
  2. NICE. Dementia: assessment, management and support for people living with dementia and their carers, NG97. Raccomandazioni su cure palliative, ricovero, deglutizione e pianificazione.
  3. Walsh SC, et al. Palliative care interventions in advanced dementia. Cochrane Database Syst Rev. 2021;9:CD011513.
  4. Nishimura M, et al. A palliative care goals model for people with dementia and their family. Palliat Med. 2024. DOI 10.1177/02692163241234579.
  5. Davies N, et al. Co-Designing a Palliative Dementia Care Framework: the EMBED-Care Framework. Health Expect. 2024;27:e70011.
  6. Systematic review of six-month mortality prediction models in advanced dementia. Age and Ageing. 2026. DOI 10.1093/ageing/afag087.
  7. Pain assessment in people living with dementia: systematic review. Geriatr Nurs. 2025. DOI 10.1016/j.gerinurse.2024.10.047.
  8. NICE. Delirium: prevention, diagnosis and management, CG103. Aggiornato.
  9. Volkert D, et al. ESPEN guideline on nutrition and hydration in dementia – Update 2024. Clin Nutr. 2024;43:1599-1626.
  10. EAPC consensus recommendations on advance care planning in dementia. J Pain Symptom Manage. 2025. DOI 10.1016/j.jpainsymman.2025.02.471.
  11. World Health Organization. iSupport for dementia: training and support manual for carers.
  12. Legge 22 dicembre 2017, n. 219. Consenso informato, disposizioni anticipate di trattamento e pianificazione condivisa delle cure.
  13. Legge 15 marzo 2010, n. 38. Accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.
  14. Comitato Nazionale per la Bioetica. Le demenze e la malattia di Alzheimer: considerazioni etiche.
  15. Systematic review of home-based palliative care interventions for people with dementia. Dementia. 2025. DOI 10.1177/14713012241308625.
  16. Corte costituzionale, sentenza n. 144/2019. Poteri dell’amministratore di sostegno in materia di consenso ai trattamenti sanitari.
Informazione e sicurezza

Queste informazioni non sostituiscono una valutazione medica. In caso di grave emergenza improvvisa e in assenza di un diverso piano palliativo condiviso, contatti il servizio di emergenza.

Un primo orientamento

Sintomi, decisioni o carico assistenziale stanno rendendo difficile la gestione?

Se la persona si trova in Campania, una valutazione palliativistica può integrare il medico curante e i servizi già attivi per rivedere sintomi, capacità decisionale, obiettivi di cura, rischi a domicilio e bisogni del caregiver.

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